Attentato di Nizza

Agenda

Attentato di Nizza, c’è un’altra vittima

14 Giu , 2019  

Si chiamava Tahar Mejri, aveva 42 anni, ed è morto di dolore: da tre anni soffriva in modo insostenibile, da quando, il 14 luglio 2016, sua moglie Olfa e suo figlio Kylan (3 anni) furono uccisi sulla Promenade des Anglais di Nizza da un terrorista. Un attentatore di cui ci si è dimenticati il nome più o meno scientemente: Mohamed Lahouaiej-Bouhlel.

Il cuore di Tahar si è fermato ieri, giovedì 13 giugno, ma era andato in frantumi quella sera. Da allora non era riuscito a rialzarsi, nessuno era riuscito a sostenerlo; né gli psicologi, né i religiosi, né le istituzioni.

Anzi, aveva subito ulteriori pesi, perché a Nizza è in atto una rimozione dall’alto di tutto quel che è avvenuto. Le associazioni delle vittime sono in un limbo disorientante: ascoltate dalle autorità, eppure sistematicamente ignorate.

E poi c’è la sparizione di quel che resta dopo un trauma immenso: i peluche sono chiusi in 90 scatole depositate in uno scantinato, le lettere e i messaggi sono stropicciati in una cassetta umida (e nessuno può accedervi, neanche gli studiosi), il memoriale è ancora provvisorio e relegato fuori dalla Prom’, i fiori che imperterriti i parenti delle vittime continuano a depositare vengono immediatamente rimossi dalla nettezza urbana.

Penso a Tahar, morto di crepacuore a 42 anni, vittima anche lui di quel terrorista spietato, e poi ulteriormente consumato dal silenzio e dalla solitudine di una città che fa baldoria per milioni di turisti. Altroché “Non mi avete tolto niente / Questa è la mia vita che va avanti / Oltre tutto, oltre la gente”, come recitava una canzone sbagliata, fuorviante e falsa di un anno fa. Tahar non aveva ancora un luogo in cui piangere, né dove fare disegni per il suo bambino.

(Editoriale di Giovanni Gugg. Potete leggere qui il suo articolo uscito all’indomani dell’attentato: Frontierenews.

, ,


Comments are closed.