Coronavirus Costa Azzurra bien expliqué #77

17 Giu 2020

La situazione sanitaria

Il bilancio dell’epidemia Covid-19 in Francia, ieri sera, martedì 16 giugno, era di 157.716 persone positive al nuovo coronavirus. Si tratta di un aumento di 344 persone rispetto al giorno precedente. Di questi, 10.535 (-217 rispetto al giorno prima) sono ospedalizzati e, tra questi, 820 sono in rianimazione (-26). Dall’inizio dell’epidemia, i pazienti dimessi sono 73.335 (+291), mentre i decessi sono 29.547 (+111), di cui 19.090 in ospedale e 10.457 nelle case di riposo.
Nella regione Provence-Alpes-Cote-d’Azur le persone attualmente ricoverate in ospedale perché positive al Covid-19 sono 708, cioè 15 in meno del giorno precedente; di queste 56 si trovano in rianimazione. Le persone decedute sono 927, mentre quelle rientrate a casa sono 5.174.
Più nello specifico del dipartimento delle Alpes-Maritimes, il numero delle vittime dall’inizio dell’emergenza è di 249 (184 in ospedale, 65 negli Ehpad). Attualmente, in Costa Azzurra ci sono ancora 86 persone contagiate ricoverate in ospedale, di cui 3 in rianimazione; 683, invece, sono i pazienti guariti e rientrati nel proprio domicilio.

Le misure preventive

La notizia più rilevante di oggi riguarda le tensioni tra operatori sanitari e governo, nonché le polemiche che stanno montando con il direttore generale della sanità. Ma andiamo per ordine.
Aumentano i reportage giornalistici e le testimonianze dirette sulle nuove difficoltà che si trovano a dover affrontare gli ospedali dopo l’ondata di ricoveri da Covid-19. Henri Seckel riferisce su “Le Monde” quanto i pronto soccorsi stiano in continua emergenza perché vi sono problemi strutturali, come il numero di letti disponibili. Un’infermiera contattata dal giornalista ha detto: “Passiamo ore a cercare un posto per i malati”. Durante la fase più acuta dell’epidemia molti medici si sono sentiti nuovamente utili, perché il cuore del loro lavoro è gestire delle crisi, ma adesso che le preoccupazioni maggiori sono superate, ci sono altre urgenze, che poi sono problematiche di lungo periodo, come l’arrivo continuo di pazienti che non hanno reali necessità, al punto che è stato coniato il termine “bobologia” (da “bobo”, “bua” in italiano). La riforma della sanità pubblica, dunque, dovrebbe affrontare anche questi aspetti, ma molti operatori sanitari sono preoccupati che il “Ségur de la Santé” (gli “stati generali” della sanità) in corso a Parigi non li stiano affrontando in modo adeguato, per cui ieri sono scesi in piazza in diverse città, compresa Nizza, per un totale di oltre 250 manifestazioni; e nella capitale ci sono stati anche scontri con la polizia.
Lo slogan delle proteste è stato “Non vogliamo una medaglia, vogliamo uno stipendio che corrisponda a ciò che portiamo alla società”. Lo scopo dei sindacati che hanno organizzato i cortei è di ottenere miglioramenti per i dipendenti degli ospedali e degli Ehpad; se il Presidente della Repubblica li ha definiti “eroi in camice bianco”, allora vogliono che alle parole seguano fatti: “Siamo in costante lotta per mantenere la qualità delle cure; non vogliamo una medaglia o un piccolo bonus, vogliamo uno stipendio all’altezza di ciò che il nostro lavoro fornisce alla società”, ha spiegato una manifestante.
Ieri una manifestazione si è tenuta anche in place Masséna a Nizza, dove almeno un migliaio tra medici e infermieri si sono riuniti per chiedere mezzi, materiali e nuove assunzioni per potenziare gli ospedali. Come ha affermato una manifestante che lavora al Centre Hospitalier Universitaire della città, “chiediamo soprattutto strumenti di lavoro, così da non essere perennemente in emergenza; è ancora più importante degli aumenti dello stipendio; lo ripetono tutti gli infermieri: in alcuni servizi i materiali non arrivano mai”.
A Parigi, però, ieri ci sono stati anche degli scontri, per cui oggi le polemiche riguardano anche la violenza di alcuni manifestanti; un’infermiera, ad esempio, è stata arrestata in seguito al suo lancio di pietre e altri oggetti contro la polizia, uno dei quali avrebbe colpito un agente che ora è intenzionato a denunciarla.
Il clima dunque è teso, come tesa è la situazione in cui si trova Jérôme Salomon, il direttore generale della sanità, che ieri ha risposto alle domande rivoltegli dai deputati sulla gestione della crisi di Covid-19. È stata istituita, infatti, una commissione d’inchiesta parlamentare che lavorerà per i prossimi sei mesi sulle modalità con cui è stata condotta l’emergenza sanitaria e, appunto, il primo ad essere stato ascoltato è Salomon, uno dei volti più noti ai francesi, perché ogni sera alle 19:00 ha esposto alla stampa l’aggiornamento della situazione sanitaria. Salomon è molto esperto di sanità e istituzioni francesi, tanto che già nel 2016 scrisse che, in caso di epidemia, “la Francia non è pronta”. Tuttavia ieri ha ribadito ai deputati che, nonostante le difficoltà, “la reazione è stata estremamente rapida”, menzionando gli avvisi che aveva inviato in tutta la Francia già il 14 gennaio scorso.

Consigli personali

Come abbiamo visto, nelle Alpes-Maritimes i ricoveri sono costantemente in calo, tuttavia due giorni fa si sono registrati due nuovi casi, arrestando per un giorno la curva discendente.
L’Agenzia Regionale della Sanità non si è allarmata, ma ha sottolineato l’importanza di rispettare i “gesti barriera”, soprattutto ora che il déconfinement è pienamente avviato, e delle diagnosi precoci, per le quali è importante effettuare molti testi. Al momento il tasso di contagio è molto basso sia nel dipartimento del Var (0,2%), sia in quello di Nizza (0,3%), tuttavia è necessaria la collaborazione di tutti, per cui i consigli di oggi sono i più antichi di questa emergenza: lavate spesso le mani, indossate la mascherina il più che potete, ma sempre quando siete in un luogo pubblico al chiuso, tossite o starnutite nella piega del braccio, fate un test sierologico gratuito se siete residenti nella città di Nizza. Per iscrizioni depistagecovid19.fr.

 

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