Francia 2020: la politica estera

29 Dic 2020

La Francia nel 2020 ha dovuto anche affrontare importanti temi di politica estera. Ce ne parla in questa nuova puntata della serie Francia 2020 il professore Giovanni Gugg, antropologo sociale e firma (e voce) di radionizza.it.

Macron è sempre stato europeista, un difensore dell’Unione Europea e quest’anno ha certamente spinto molto in tale direzione, grazie ad un dialogo crescente con Angela Merkel, il cui accordo ha permesso una risposta alla crisi sanitaria continentale veloce e (speriamo) adeguata, con lo stanziamento di fondi mai visti dai tempi della ricostruzione post-bellica.

Un tema che si è posto a cavallo della pandemia e del rischio terroristico è quello delle frontiere. Soprattutto dopo l’attacco di Nizza del 29 ottobre, Macron ha dichiarato che avrebbe raddoppiato le forze dell’ordine sui confini del Paese, ossia avrebbe rafforzato i controlli in ingresso. Questi propositi si sono aggiunti alle limitazioni dovute alla pandemia, per cui, sebbene le frontiere siano sempre state aperte, anche durante i due confinamenti della primavera e dell’autunno, i controlli si sono fatti sempre più serrati, lasciando passare solo chi poteva dimostrare di avere validi motivi. In questo clima, durante l’autunno Macron ha spesso ripetuto che “bisogna riformare Schengen”, ma si tratta di un proposito antico ripetuto da sempre e da tutti i Capi di Stato europei dinanzi alle crisi; in Francia, ad esempio, fu invocata una revisione del Trattato di Schengen nel 2011 (primavere arabe), nel 2015 (migrazioni e crisi terroristiche) e nel 2020 (salute e terrorismo). Schengen, in altre parole, è il “colpevole ideale”.

Un settore molto delicato di politica estera, perché tiene impegnata tutt’ora la Francia in una guerra, è l’operazione militare Barkhane, condotta nel Sahel (soprattutto in Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Tchad) dall’esercito francese, con l’assistenza di alcuni eserciti alleati (Estonia, Regno Unito, Danimarca, Spagna, Repubblica Ceca), che mira a combattere i gruppi jihadisti salafiti armati in tutta la regione del Sahel. Non è una novità, risale al 2014 ed è il prolungamento di operazioni precedenti risalenti ai primi anni Duemila. E anche quest’anno ha causato la morte di numerose persone, tra civili e belligeranti, compresi diversi soldati francesi.

Durante il 2020, tuttavia, Macron ha dato molta attenzione alla diplomazia internazionale. Anche in questo caso non è una novità per un presidente francese, perché spesso il Capo di Stato spende la seconda parte del suo mandato in una dimensione più ampia di quella nazionale. Particolarmente eclatante è stata la reazione di Macron alla tragedia di Beirut, quando il 4 agosto un’esplosione in un magazzino del porto della capitale del Libano ha causato la morte di 200 persone, il ferimento di altre 7.000 e la distruzione di molti quartieri, costringendo 300.000 persone senza casa. Il giorno seguente si è recato sul posto, acclamato dalla popolazione, nonostante alcuni abbiano contestato quella visita definendola come una forma di neocolonialismo.

Il Mediterraneo orientale è stato al centro delle preoccupazioni di Macron anche alla fine di agosto e nei mesi seguenti, con la crisi tra Grecia e Turchia per le trivellazioni petrolifere in mare che Erdogan vorrebbe effettuare, e per cui Macron ha spostato in zona una nave da guerra nucleare. Ma la tensione è aumentata soprattutto alla fine di ottobre, quando Erdogan ha insultato Macron (“Ha dei problemi mentali”) per questioni relative alle vignette su Maometto ripubblicate da “Charlie Hebdo”.

L’argomento è tornato anche ai primi di dicembre, quando il presidente egiziano al Sisi è andato in visita di Stato in Francia e in una conferenza stampa con Macron ha detto che “I valori religiosi sono superiori ai valori umani”. Nonostante ciò, al-Sisi è stato insignito della Legione d’Onore, la più alta onorificenza francese, causando le rimostranze di molta parte della società italiana che chiede verità e giustizia per Giulio Regeni, ucciso dai servizi segreti egiziani, e libertà per Patrick Zaki, imprigionato senza un capo di accusa da quasi un anno.

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