A un anno dalla tempesta Alex che sconvolse le Alpes-Maritimes

2 Ott 2021

Territori distrutti e vite spezzate dopo la furia di Alex nelle Alpes-Maritimes

di Giovanni Gugg

Il 2 ottobre 2020, un anno fa, un diluvio colpì l’entroterra di Nizza e Mentone, causando devastanti inondazioni nelle valli dei fiumi Vésubie, Roya e Tinée. Quella tempesta fu chiamata Alex, la prima della stagione invernale europea 2020-2021, che si formò nell’oceano Atlantico settentrionale, per poi colpire la costa della Bretagna e, via via, vari Paesi dell’Europa centrale, causando danni significativi nel sud-est della Francia e nel nord-ovest dell’Italia.
Dopo un anno, il bilancio è ancora provvisorio: almeno 19 morti (8 in Italia, 8 in Francia, 1 in Austria, Polonia e Repubblica Ceca) e 12 dispersi (11 in Francia e 1 in Italia). Sul piano fisico, la tempesta mosse tonnellate di terra, alberi e altri materiali, trascinati dalla furia dei fiumi che, così, si trasformarono in valanghe che spazzarono via tutto quel che trovarono sul loro cammino. Secondo gli esperti, si tratta del disastro che ha causato “il maggior danno nella Francia continentale dalla seconda guerra mondiale” e, a distanza di un anno, nelle Alpes-Maritimes le ferite sono ancora visibili, sia materiali che psicologiche, e la ricostruzione sarà ancora lunga.

La cronistoria di quei momenti è anche su Radionizza.it e potete andare al nostro archivio.

La sera del 2 ottobre 2020 il giornalista Grégory Leclerc era a Roquebilliere, dove filmò uno dei momenti più drammatici: la violenza della Vésubie su una casa che di lì a poco sarebbe crollata, portando con se anche i suoi due occupanti, gli anziani Josette e Leopold:

A valle, sulla costa nizzarda e su quella sanremese, il giorno dopo un satellite della NASA fotografò gli effetti sul mar Mediterraneo del grande furore pluviale abbattutosi sulle montagne retrostanti:

Nei 70 comuni delle Alpi Marittime francesi classificati come disastrati, 480 edifici sono stati gravemente danneggiati o peggio, un centinaio di chilometri di strade sono stati distrutti e una cinquantina di strutture ingegneristiche (come i ponti) sono state colpite o abbattute. Tra i luoghi più sinistrati c’è il parco Alpha, a Boréon, che è stato in gran parte devastato e tre lupi sono stati trovati vivi nel parco, mentre un lupo bianco è stato trovato morto, mentre il resto del branco (lupi bianchi e lupi neri del Canada) è scomparso. Inoltre, i cimiteri di Saint-Dalmas de Tende e di Saint-Martin-Vésubie sono stati squassati dall’inondazione, che ha spazzato via alcune tombe (e alcuni dei corpi sono stati poi trovati sulle spiagge in Italia). Inoltre, il 98% del museo di storia di Saint-Martin-Vésubie è stato distrutto. Tra i danni va considerata anche l’interruzione delle reti idriche, elettriche e di comunicazione nelle valli colpite, rendendo necessaria la creazione di un ponte aereo in elicottero tra l’aeroporto di Nizza e i villaggi isolati dell’altopiano, per diverse settimane: fino a 15 aerei hanno volato simultaneamente per effettuare evacuazioni, rifornire la popolazione e trasportare attrezzature per la ricostruzione.
Per far fronte all’emergenza, la Prefettura delle Alpes-Maritimes ha istituito un’unità edilizia che, dall’8 ottobre, si è occupata di effettuare diagnosi sullo stato di oltre 2.000 edifici, in 12 comuni, al fine di valutarne il livello di rischio.

Dopo un anno, nel dipartimento nizzardo le commemorazioni previste sono molte; tutti i principali media locali dedicano ampi servizi alla tragedia del 2 ottobre e le stesse istituzioni hanno promosso un concorso per realizzare un memoriale in omaggio alle vittime della tempesta. Dei sette progetti presentati è stato selezionato quello di due artisti maralpini, Elena Di Giovanni e Charles Cermolacce, rappresentante il pastore Paul Giordano, una delle vittime del disastro, che sacrificò la sua vita per salvare i suoi animali.

L’opera, intitolata “Le Bon Pasteur” (“Il Buon Pastore”), è stata inaugurata la mattina del 2 ottobre presso la Chapelle de la Visitation a Tende-Vievola, forse alla presenza del presidente Emmanuel Macron e con la lettura di un testo di Papa Francesco. La statua in bronzo di Elena Di Giovanni è accompagnata da una pietra lavorata da Charles Cermolacce, con 18 stelle a rappresentare ognuna delle vittime della tempesta Alex.

Alle 9 del mattino di sabato 2 ottobre, il sindaco e presidente della Métropole nizzarda Estrosi, insieme ai sindaci e ai rappresentanti delle comunità delle valli distrutte dal maltempo, ha reso omaggio alle vittime al Plan du Var nei pressi del ponte Durandy. Nel suo discorso ha detto: “La tempête, pour les femmes et les hommes de nos vallées, ce fut tout d’abord l’inquiétude, puis la peur, l’effroi, le vacarme insoutenable, les sols engloutis, les maisons fracassées, et la mort. Berthe, Bruno, Carole, Cyril, Gérard, Joseph, Josette, Léopold, Loïc, Monique, Nadine, Paule, la tempête vous a volé à vos familles, à nos villages”. Poi riferendosi alla scultura del Bon Pasterur ha aggiunto: “Chaque élément de cette sculpture est un élément arraché à nos maisons, à nos forêts et à nos terres par la tempête. Chaque élément contient un peu de nous, du travail de nos anciens et du nôtre. Cet Homme debout, cher Wilfrid Bricourt, c’est nous, les gens d’ici, de nos vallées et de nos montagnes : blessé, endeuillé, mais debout, fier, face au grand soleil de la vie qui, toujours, sera plus fort que la tempête”.

Inoltre in questi giorni è uscito un libro fotografico che racconta per immagini quella che può essere considerata la più grande catastrofe ecologica francese degli ultimi tempi: 9 morti, 12 dispersi, 1600 famiglie coinvolte e danni per 1,2 miliardi di euro.

Il volume pubblicato in concomitanza con una mostra al Port Lympia di Nizza ha per titolo La vallée avalée-La Vésubie. Sur les traces de la tempête Alex. Journal photographique de Marc Pollini.

Sul sito dell’editrice DeLair ritrovate scatti che dicono molto più di mille parole.

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