Si apre il processo contro la “mafia dei rifiuti” nelle Alpi Marittime

Di Giovanni Gugg
22 Nov 2021

Oggi, lunedì 22 novembre, presso il Tribunale penale di il processo di Draguignan si apre il processo contro una rete di trafficanti di rifiuti edili nei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, denominati “mafia des déchets“, “mafia dei rifiuti“. Il processo durerà 5 giorni, fino al prossimo 26 novembre.
Sono coinvolte 7 società, mentre 17 sono le persone incriminate, per cui rischiano fino a dieci anni di prigione, oltre a un milione di euro di multa, perché accusati di vari reati del codice dell’ambiente: abbandono e gestione irregolare dei rifiuti in banda organizzata, frode, riciclaggio, minacce, crimini contro un pubblico ufficiale, estorsione con violenza e altro ancora. Le accuse sono per reati contro la persona e contro i beni, ma anche per aver irrimediabilmente compromesso l’ecosistema, quindi gli interessi collettivi.

Più nel dettaglio, i reati ambientali riguardano 18 siti, distribuiti nei due dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, principalmente su terreni che nei documenti urbanistici sono classificati come naturali o agricoli, per cui sono stati sequestrati un gran numero di veicoli e decine di migliaia di metri cubi di rifiuti e interi ettari di territorio. Due siti sono addirittura protetti con il livello “Natura 2000”, ma ci sono anche due aree boschive e la riserva naturale nazionale di Plaine des Maures, un’area di grande importanza per la tartaruga di Hermann, cinque siti del Piano di prevenzione dei rischi di inondazione, nonché un sito in cui è prevista la produzione di acqua potabile.

Il processo fa seguito a una importante retata avvenuta nel giugno 2020, quando oltre 200 agenti di forze dell’ordine vennero mobilitati nell’operazione “Terres brûlées” (“terre bruciate” o, per affinità, “terre dei fuochi”). Ma il caso risale almeno al 2017, quando le autorità si accorsero dei primi scarichi di rifiuti di costruzione, coperti di terra, tuttavia l’episodio più eclatante e drammatico è del 5 agosto 2019, quando Jean-Mathieu Michel, sindaco di Signes, un piccolo comune tra Marsiglia e Tolone, fu ucciso nel tentativo di impedire a un furgone di scaricare illegalmente del materiale di risulta.

Ne parlammo nel nostro giornale-radio del 10 agosto 2019:

La rete smantellata organizzava il cosiddetto “spacchettamento”, cioè lo scarico di rifiuti di costruzione e di lavori pubblici (terra, macerie, rifiuti di demolizione, bitume, plastica, metalli, ecc.) in più siti, pubblici o privati. Inoltre, gli imputati sono accusati di aver fatto pagare questo “servizio” a varie persone o società che volevano liberarsi dei rifiuti a un costo inferiore, al di fuori dei canali legali di trattamento. Cio’ ha portato ad un allargamento dell’affiliazione criminale e spesso i piccoli proprietari dei terreni che, dopo aver risposto ad annunci su “Le Bon Coin” o “Facebook” per ottenere del terriccio, si sono visti arrivare molti più camion di quanti concordati, nell’ordine di centinaia.
Per avere un ordine di grandezza, nel sito di Château de Thouar sono stati disboscati più di 6.000 m² di bosco, mentre a Saint-Jeannet il deposito di rifiuti inerti ha portato alla completa distruzione di un bosco, perché l’innalzamento del terreno ha causato la sepoltura degli alberi, che quindi sono rimasti asfissiati sotto i rifiuti.

Il costo ambientale è inestimabile e difficile è anche stimare la quantità di denaro raccolto illegalmente attraverso questo traffico, ma il profitto per ogni imputato raggiunge centinaia di migliaia di euro.
Come affermato dall’associazione “France Nature Environnement“, parte civile nel processo, tra chi ha tentato di opporsi a queste pratiche illegali e inquinanti, molti sono stati minacciati di morte.

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