L’attrice Giorgia Sinicorni a Nizza per una serie tv

7 Apr 2021

Giorgia Sinicorni a Nizza per Missions, in Italia disponibile su Rai4/Raiplay, in Francia su Amazon/OCS, nel resto del mondo su Amazon Prime.

Intervista di Antonella Fava, foto di copertina di Mara Zampariolo

Pur essendo nata a Milano, Giorgia Sinicorni è un’attrice a tutti gli effetti internazionale, sia il teatro che il cinema e le serie tv l’hanno portata a lavorare con produzioni in Francia, Italia, Germania e adesso anche in Romania.

Fin da giovanissima divide il suo tempo tra Parigi, Roma e Londra, ma ormai da qualche anno ha scelto Parigi come sua residenza principale. Da Aprile sarà a Nizza per iniziare le riprese della tanto attesa terza serie del telefilm Missions diretta da Julien Lacombe.

Giorgia ha accettato con entusiasmo di farsi intervistare per Radio Nizza.

Giorgia Sinicorni – Missions

Antonella Fava: Sei un’italiana in Francia, e partecipi ad una produzione decisamente transnazionale come Missions. Una cosa atipica per gli italiani, tradizionalmente legati alla propria città natale e sovente in difficoltà con le lingue. Raccontaci la tua esperienza e le tue motivazioni per vivere a Parigi.

Giorgia Sinicorni: La mia relazione con la Francia comincia quando alle medie mia madre decise di farmi studiare francese piuttosto che inglese, contro il parere di mio padre. Dopodiché c’è stato l’Erasmus e tante altre tappe che hanno nutrito il mio legame con la Francia e in particolare con Parigi.
Amo moltissimo l’Italia e più vado in giro più mi rendo conto del privilegio che ho avuto di crescere in mezzo a tanta bellezza e cultura. Mi considero 100% italiana e 100% Europea e come tale amo l’idea di partecipare a produzioni che mettono le mie origini al servizio di un progetto destinato a viaggiare in giro per il mondo.
Sono fortunata ad avere avuto l’occasione di imparare bene 3 lingue, ma credo che gli italiani, popolo di migranti per definizione, siano più portati per le lingue di quanto si dica. La scelta della Francia come paese di adozione é legata principalmente all’enorme rispetto che questo paese ha per la cultura e l’arte.
Da quando vivo a Parigi in maniera stabile ho la sensazione, per la prima volta nella mia vita, di fare un mestiere che è parte integrante della società.

A.F.: Per chi non la conosce ancora puoi raccontare brevemente la trama di Missions?

G.S.: Missions è la prima serie di fantascienza nello spazio europea e tratta delle vicende del primo equipaggio di astronauti a raggiungere Marte. La trama parte da circostanze molto vicine alla realtà: la competizione tra due miliardari per arrivare per primi sul pianeta rosso. Ma nella seconda parte, e in particolare nella stagione due, il tono é sempre più vicino ad un fantasy/thriller dai temi post-apocalittici.

A.F.: Nella serie Missions la comunità rappresentata è assolutamente paneuropea, un gruppo di persone che parla in molte lingue e che sono riuscite – o così sembra – ad andare oltre la propria nazione di appartenenza. Pensi che nella realtà gli europei arriveranno mai a questo?

G.S.: Credo che lo scopo dell’Europa non debba essere quello di cancellare le origini di ciascuno, ma anzi di valorizzarle in un sistema fluido di comunicazione e scambio creativo. Ormai mi sembra chiaro che l’Europa debba mirare a proteggere le specificità e le eccellenze di ogni paese mettendo in comune risorse e
opportunità. Ciò richiede un linguaggio comune, capacità di ascolto e di adattamento e soprattutto capacità di rispettare le differenze.
L’equipaggio di Missions è un equipaggio quasi mercenario, al servizio dei desideri di un miliardario che alla fine dei conti pensa solo ai suoi interessi. Nella realtà mi piacerebbe che i progetti europei, che siano la conquista di un altro pianeta o la gestione di una pandemia, fossero un esempio di democrazia e di capacità
di pensare al bene comune prima che agli interessi di qualche privato.

A.F.: Come hai vissuto questo periodo di confinement? Pensi che l’Europa stia facendo abbastanza per proteggere il mondo della cultura?

G.S.: Questa pandemia é stata un susseguirsi di alti e bassi. Sono passata dalla gioia di avere tempo libero alla preoccupazione per la salute mia e degli altri, alla tristezza di non vedere le persone a cui voglio bene per tanto tempo, alla preoccupazione per le sorti del mondo e della società. Nel mese di marzo del 2020 avevo ancora moltissime date della tournée dello spettacolo scritto da Audrey Vernon Comment épouser un milliardaire (di cui una delle ultime date è stata proprio al Théâtre de la Cité a Nizza) e le ho viste scomparire una ad una dal calendario. Ciò nonostante mi sento fortunata perché il sistema dell’intermittenza francese mi ha permesso di non precipitare in un vortice di ansia per il futuro.
Credo che in maniera più generale la pandemia abbia dimostrato una volta di più l’importanza di un welfare efficiente e la totale insostenibilità delle privatizzazioni sia nella sanità che nella cultura. Credo che i governi abbiano fatto il possibile per limitare i danni in un contesto veramente difficilissimo da gestire. L’unica cosa
che non riesco a spiegarmi ê per quale motivo la gente non possa sedersi in silenzio in un cinema o in un teatro ma possa andare a comprare dei vestiti nei grandi magazzini.

A.F.: Tra poche settimane sarai a Nizza per girare la terza stagione di Missions. Conosci già la Costa Azzurra?

G.S.: Sono stata diverse volte a Nizza, l’ultima per portare il mio One woman show al Théâtre de la Cité. È una città che mi piace moltissimo, è il punto di congiunzione tra le mie due anime, quella latina e quella francese, con una terrazza sul mediterraneo.

A.F.: Un messaggio e qualche consiglio per gli aspiranti attori italiani?

G.S.: Visto l’andamento del mondo della cultura e l’enorme sviluppo dalle piattaforme audiovisive la prima cosa che mi viene da consigliare è ovviamente di imparare più lingue possibile. La seconda di diventare in fretta motore del proprio lavoro. È passata l’epoca in cui un attore stava accanto al telefono aspettando che
suonasse, ora gli attori devono essere autori, sceneggiatori, registi e produttori. Senza dimenticare però, che per fare arte e non un frammento video destinato a scomparire nell’etere dopo pochi secondi é necessario trovare la propria voce ed avere qualche cosa di interessante da dire e per questo ci vuole studio, cultura,
curiosità, umiltà un po’ di sfacciataggine e una disciplina capace di tirarci fuori dai momenti difficili che sono parte indissociabile di questo mestiere.

Potete seguire l’attrice Giorgia Sinicorni anche sul suo profilo Instagram.

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