Il Museo della Fotografia di Nizza ospita in questo momento The Manhattan Darkroom, una mostra dedicata a un fotografo di cui molto probabilmente non conoscete il nome, ma i cui scatti avete sicuramente visto, portandoli persino incisi nella memoria.
Henri Dauman è uno dei più importanti fotoreporter del XX secolo. È l’autore di celebri scatti che sono diventati iconici, avendo ritratto la storia americana, il costume e la società lungo tutta la seconda metà del XX secolo. Eppure non è conosciuto quanto meriterebbe e solo nel 2014 le sue fotografie sono state oggetto di una mostra: The Manhattan Darkroom.
Lavorando come fotoreporter per Life Magazine, New York Times, Newsweek, Paris Match e Epoca, Henri Dauman ha ritratto un’America in trasformazione, lacerata dalle sue contraddizioni. È stato testimone di importanti eventi storici e sue sono alcune tra le immagini più iconiche di Marilyn Monroe, Andy Warhol, Jackie e John Kennedy o quelle che ritraggono le proteste per i diritti civili americani e la rivolta dei sacerdoti buddisti nel bel mezzo della guerra del Vietnam.
The Manhattan Darkroom è più di una semplice mostra fotografica, è un memoriale dell’America moderna.
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Da Parigi a New York
Nato nel 1933 nel cuore di Montmartre a Parigi, è segnato nei primi anni della sua vita dalla deportazione del padre ad Auschwitz e dalla morte prematura della madre nel 1946. Rimasto orfano, Henri Dauman emigra negli Stati Uniti nel 1950 dove viveva uno zio, unico parente sopravvissuto. A New York inizia la sua carriera di fotografo. Inizialmente corrispondente per la stampa francese e internazionale, si unisce presto alle prospere riviste americane. Mantenne sempre lo status di freelance, che gli permise di lavorare per il supplemento culturale del New York Times.

Henri Dauman e l’America
Henri Dauman è da subito affascinato dalla potenza architettonica e dall’eleganza del paesaggio urbano di Manhattan. Nel corso della sua carriera continuerà a realizzare ritratti di quella che diventerà l’unica città che gli interessa: New York.
Nel Greenwich Village, dove si stabilì, ne cattura lo spirito disinvolto e privo di barriere. Nel Bronx ritrae una gioventù al limite, che inventa i propri codici. La sua priorità era raccontare storie. Usava la grammatica del cinema per raggiungere l’obiettivo principale della stampa dell’epoca: far sì che l’immagine fotografica fosse il punto focale. Sequenze, tagli brevi, primi piani, dissolvenze in nero, effetti di luce: utilizzava tutto l’arsenale del cinema per far sì che l’immagine, la didascalia e il testo diventassero tutt’uno. L’opera fotografica di Henri Dauman offre allo spettatore una nuova visione dell’America. Ne ritrae il momento chiave, gli anni ’60, in cui sono emerse nuove arti, in cui si è affermata una società sempre più eterogenea, in cui i mondi della politica e dei media hanno iniziato a convergere.

I ritratti
La stampa apprezza particolarmente i suoi ritratti. Utilizzando macchine fotografiche a colori e in bianco e nero, gioca con entrambi i mezzi per evocare con precisione quella che riteneva essere la vera natura del personaggio. Si diletta a tracciare biografie e a definire la figura del suo soggetto per dare al lettore un’immagine che sia più di una semplice illustrazione. Mettendo i suoi modelli a loro agio in un ambiente sicuro cattura un momento unico di intimità. Da questo tête-à-tête privilegiato, egli trae spesso un loro lato oscuro che si svela. Ogni immagine è un tentativo di rivelare la natura più vera del personaggio. Henri Dauman è un ritrattista nella tradizione, pittore e psicologo.
I suoi ritratti di donne – Jane Fonda, Brigitte Bardot, Jean Seberg, Marylin Monroe – sono impregnati di una speciale tenerezza. Questa sensazione di vicinanza si ritrova talvolta in personaggi maschili per i quali difficilmente ci si aspetterebbe lo stesso tipo di sentimento: Jean-Luc Godard, Eugène Ionesco, Elvis Presley o Alain Delon.

The Manhattan Darkroom
Si tratta di una collezione concepita in occasione di una retrospettiva nell’ambito di Paris-Photo al Palais d’Iéna nel 2014. La collezione presenta più di 240 fotografie, la maggior parte delle quali mai pubblicate o stampate prima, provenienti dagli oltre 650 negativi o documenti scansionati e isolati dai curatori della mostra, Audrey Hoareau e François Cheval.
Incredibilmente Henri Dauman non era mai stato protagonista di una mostra e solo a 80 anni ha potuto assistere alla sua prima esposizione di stampe d’arte. Eppure il fotografo non era nuovo alle luci della ribalta. Alcune delle sue immagini sono passate alla storia, come la serie Living With Pop Art o The American Supermarket. Altre fanno parte del nostro immaginario collettivo, come i ritratti di Marilyn Monroe, Jane Fonda, Louis Armstrong e Miles Davis. Alcune sono diventate iconiche, come Jackie Kennedy e la fotografia A Sorrowing Family Marches Together, che Andy Warhol utilizzò nella sua serie di Jackies paintings a partire dal 1964.
A causa della sua attività di giornalista, Henri Dauman non aveva mai realizzato stampe per usi diversi dalla pubblicazione. Quelle che esistevano erano spesso stampe prive della qualità museale che meritavano. Questa collezione e queste stampe tardive sono le uniche opere certificate dall’artista che ripercorrono non solo la portata del suo lavoro ma anche una pagina della storia e dell’arte americana.


Henri Dauman a Nizza
The Manhattan Darkroom è visitabile a Nizza fino al 26 maggio 2024 al Musée de la Photographie Charles Nègre. La mostra segna l’ultima collaborazione con il fotografo, morto il 13 settembre 2023 a New York. Quasi 170 fotografie accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso la storia recente degli Stati Uniti.
Dalle prime mostre di Andy Warhol all’emergere della Minimal Art, assistiamo all’affermarsi di una scena artistica dinamica e vincente. Le arti fiorirono quando tra i nomi dell’avanguardia c’erano Merce Cunningham, Philip Glass e Walter Wendy Carlos. New York era un crogiolo di trasformazioni. John Lindsay e John Fitzgerald Kennedy sperimentavano nuove forme di marketing politico. La comunicazione stava cambiando e Henri Dauman la rifletteva.
Tutto si è accelerato negli anni Sessanta, con le manifestazioni di donne, afroamericani e minoranze. Su Life, ma soprattutto sul New York Times, Henri Dauman racconta con fedeltà e originalità questa trasformazione.
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