Outside Source: Dimesso il direttore di Quattroruote: “è finita la magia dell’auto” ( di Antonino D’Anna)

Di Redazione Francia24
12 Sep 2025

Riportiamo in versione originale italiana e separatamente in francese lo splendido articol a firma Antonino D’Anna comparso recentemente sulla stampa italiana.

Si dimette il direttore di Quattroruote dicendo che e’ finita la magia dell’auto.

Di Antonino D’Anna

Onore a Gian Luca Pellegrini, che su questo numero di Quattroruote in edicola, lascia il timone della leggendaria rivista dopo 11 lunghi anni nel corso dei quali ha visto cambiare il ruolo sociale dell’automobile. L’auto, dice Pellegrini, ha abdicato al suo ruolo centrale nell’immaginario collettivo con il Dieselgate, lo scandalo delle emissioni truccate. Dopo il Covid, grazie ad una narrazione ecologista imposta dalla politica, per Pellegriniaccettata supinamente dall’industria europea, vediamo i frutti avvelenati di tutto questo: l’auto elettrica non decolla, i cinesi randellano a ogni pié sospinto, è difficile vendere le auto nuove. In più la gente non sogna più l’auto come punto d’arrivo, prende solo atto del fatto che oggi andare in giro in macchina sia una concessione e non uno strumento di libertà ed emancipazione.

Dure ma vere le parole del direttore uscente di Quattroruote, e buon lavoro al suo successore Alessandro Lago. Il problema è che si è persa la passione per l’auto, che oggi è solo un mezzo con cui ci si sposta e domani sarà un servizio a guida autonoma per il quale si pagherà un canone. Ci penserà l’intelligenza artificiale a portarci in giro senza incidenti, sorpassi azzardati, rischi nella nebbia, certo; ma anche senza quel rapporto speciale tra l’uomo e la macchina, la passione e l’emozione per un rauco motore turbo contro un vellutato 6 cilindri a V, l’emozione della guida, l’entusiasmo del mezzo che pare cosa viva. Finito tutto: l’uomo e l’automobile non faranno più l’amore, non avranno più una relazione sanguigna e quasi carnale (perché questo, davvero, è stato il loro rapporto nel ‘900, e se non per tutti almeno per tanti): salirà, si annoierà in viaggio, scenderà all’arrivo. Tutto più pulito, silenzioso, asettico. La fine di un mondo: quanta rabbia, quanta nostalgia.

Un sabato degli anni 60, in un’officina palermitana, si presentò un bravo pilota la cui Fiat 600 aveva un motore scarso. Il proprietario dell’officina, che sapeva come il ragazzo avesse manico ma non un’auto all’altezza, decise di aiutarlo: convocò per “un controllino” un pilota scarso ma con una 600 dal motore tutto pepe e se lo portò a prendere un caffè. Il caffè, con eventuale cannolo, durò circa due ore: il tempo in cui i ragazzi dell’officina scambiarono i motori delle due auto. Risultato: l’indomani, domenica, il pilota bravo ma dall’auto sfigata stavolta vinse una gara, e la vinse alla grandissima; l’altro fece una figura barbina. Alle otto del mattino del lunedì successivo lo sconfitto si presentò in officina e nel silenzio più totale strinse la mano al principale ringraziandolo: “Sono contento che almeno il mio motore, ieri, sia arrivato primo”. La differenza con l’elettrico è tutta qui.