Francia24: Shein occupa un intero piano di BHV, polizia schierata – Michael Burry “short” su Nvidia, perché è importante – Nokia dice addio alla Borsa di Parigi – Meteo Parigi

Di Redazione Francia24
5 Nov 2025

Un intero piano per Shein al grande magazzino BHV di Parigi. Un tifone devastante colpisce le Filippine, mentre a New York Zohran Mamdani vince le elezioni con un’agenda “socialista”. Scandalo Shein e tagli di posti di lavoro legati all’IA in Francia. Crisi fiscale negli USA e segnali di disgelo commerciale tra Cina e America. Il mercato cripto tra cadute e truffe.

Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per mercoledì 5 novembre  2025, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz.

La notizia del giorno ci sembra il nuovo “big short” di Michael Burry. Chi ha letto il libro o a visto il film sa perche’ l’evento ha una sua decisa importanza: si tratta di uno dei pochissimi che aveva previsto la crisi dei subprime americana, trasformatasi poi in crisi globale dei mercati. E ci aveva guadagnato – o meglio aveva fatto guadagnare gli aderenti al suo fondo di investimento -, facendo appunto uno short, una vendita allo scoperto: significa vendere un prodotto finanziario prima di acquistarlo, incassando la differenza se e solo se questo perde di valore.

Burry aveva visto quello che tutti non volevano vedere, il fatto che il mercato immobiliare fosse non tanto in bolla, ma in una bolla insostenibile. Tutti i dettagli e i particolari al termine di questo notiziario. Dimenticavamo di dirlo: lo short e’ su un solo titolo: NVIDIA.

Ma passiamo alla notizia che fa la une qui in Francia.

Un Intero piano di BHV a Shein

Apre oggi a Parigi la boutique Shein nel cuore del grande magazzino BHV. Francia24 ha potuto appurare che – lungi da essere un corner – il gigante cinese ha a disposizione un intero piano, il sesto del famoso grande magazzino ex di lusso parigino. I prezzi? Niente meno di 10 euro, suggerendo che la struttura voglia tenere per se il differenziale tra i prezzi ridicolmente bassi di Shein e quelli pagati da chi scegliera’ di acquistare i prodotti nel locale, anziche’ come fin’ora online.

E sono corse online questa notte decine di immagini e video della polizia schierata a Parigi a protezione del grande magazzino BHV. Non sappiamo se per arginare la possibile corsa all’acquisto o per fermare eventuali contestatori. Come quelli della fotografia in copertina al notiziario di oggi, peraltro apparentemente innocui,

Shein escluso da fiera per “bambole X” a Lille

Il marchio di moda Shein si trova nuovamente al centro di una tempesta mediatica e etica, venendo escluso da un’importante fiera per neonati a Lille. La decisione è stata presa in seguito a gravi accuse riguardanti la commercializzazione di bambole che presentavano caratteristiche riconducibili alla p*criminalità. Questo episodio solleva gravi interrogativi sulle politiche di controllo qualità e sulle responsabilità etiche del gigante dell’e-commerce, già spesso criticato per le sue pratiche produttive e l’impatto ambientale. La vicenda riaccende il dibattito sulla necessità di una maggiore vigilanza sui prodotti venduti online e sulla tutela dei consumatori, specialmente quando si tratta di articoli destinati all’infanzia.

La parola a Rachel

Editoriale di Rachel – Shein al BHV, o quando il lusso si veste da fast fashion?

Ah, Parigi, la città delle luci, dei croissant e, pare, dei saldi perpetui. Oggi, mentre sorseggio il mio caffè (quello vero, non il surrogato da 2 euro che troveremo presto in ogni angolo), arriva la notizia bomba: Shein, il colosso cinese del “compro-vesto-butto-via”, ha conquistato un intero piano al BHV, quel tempio del lusso un po’ appassito che una volta ospitava foulard Hermès e borse Chanel. Non un angolino polveroso, no: il sesto piano, tutto per loro. Immaginate la scena – Francia24 l’ha sbirciata in anteprima – file di shopper impazienti che salgono le scale mobili, armati di app e buoni sconto, per arraffare abitini a 10 euro l’uno. Dieci euro! Per un vestito che online costa quanto un caffè, ma qui in negozio… beh, un filo di più, giusto quel tanto che basta perché il BHV si intaschi la fetta golosa del differenziale.

Dalla nostra redazione, affacciata su una via che ancora resiste al diluvio di catene low-cost, l’ho vista arrivare questa marea. Ieri, passeggiando vicino al Marais, ho incrociato i soliti turisti con le borse del Louvre; oggi, chissà, li troveremo tutti con un trolley Shein stracolmo di “essenziali” usa-e-getta. Il BHV, povero, ex re dei grandi magazzini parigini, si reinventa così: da scrigno di eleganza a bazar del pronto moda. E i prezzi? Suggeriscono un bel trucco: online è un affare da fame, in loco paghi il “servizio” – la vetrina, l’illuminazione, il sacchetto di carta riciclata – e il magazzino ride ultimo, incassando la margherita senza muoversi dal divano. Geniale, no? O solo il segno che il lusso è in svendita, e noi, complici, corriamo a comprarlo?

Ma ridiamoci su, prima che il fast fashion ci ingoi tutti. Mi chiedo: è l’evoluzione naturale, questa fusione tra e-commerce vorace e mattoni storici? O solo un modo per far sembrare “esclusivo” ciò che è replicato in serie da qualche fabbrica lontana, tra turni notturni e cotone dubitabile? Se il BHV sopravvive così, bravi; se invece sta solo mascherando il declino dei negozi fisici sotto un velo di lustrini sintetici, allora sì che fa tenerezza. E noi? Continueremo a navigare tra gli scaffali virtuali, sognando quel mondo dove un abito dura stagioni, non un weekend. Parigi e le sue tentazioni: sempre un passo avanti, o forse solo un prezzo più basso.

koan rachel

Koan del giorno

Un monaco chiese a Zhaozhou: “Un vestito ha la natura di Buddha o no?”

“Sì,” rispose Zhaozhou.

“Allora perché si strappa dopo un lavaggio?” chiese il monaco.

E Zhaozhou: “Sapeva cosa stava facendo, ed è per questo che ha agito da fast fashion.”

Un’altra volta un monaco chiese a Zhaozhou: “Un vestito ha la natura di Buddha o no?”

“No.” rispose Zhaozhou.

Non sodddisfatto, il monaco chiese: “Tutti gli oggetti hanno la natura di Buddha. Perché un vestito non ce l’ha?”

“Perché sta iniziando a risvegliarsi nel mondo dei saldi eterni.”, concluse Zhaozhou.

Ma torniamo alle notizie di oggi.

Nokia dice addio alla Borsa di Parigi dopo dieci anni

Dopo un decennio di presenza, Nokia, l’ex gigante della telefonia e pilastro del CAC 40, ha annunciato la sua decisione di lasciare la Borsa di Parigi. La mossa segna la fine di un’era per la società finlandese sulla piazza finanziaria francese e riflette le continue evoluzioni nel panorama borsistico e aziendale europeo. Sebbene Nokia continui a operare a livello globale, il suo ritiro da Parigi è un ulteriore indicatore della dinamicità dei mercati e delle strategie di riposizionamento delle grandi aziende tecnologiche.

Bilancio Sociale Francese: L’Apprendistato a Rischio e il Dibattito sulle Dimissioni Consensuali

Il Parlamento francese è impegnato nel secondo giorno di esame del progetto di legge finanziaria per la Sicurezza Sociale 2026, un testo che sta generando vivaci discussioni. Particolarmente controversa è la proposta del governo di ripristinare integralmente i contributi salariali per gli apprendisti. Questa misura rischia di frenare la crescita dei contratti di alternanza, che tra il 2017 e il 2024 sono passati da 290.000 a 879.000, e si affianca a nuove riduzioni degli aiuti all’assunzione per i datori di lavoro, sollevando timori nel settore. Parallelamente, il ministro del Lavoro, Jean-Pierre Farandou, ha criticato coloro che considerano la “rottura convenzionale” come un “diritto a ricevere il sussidio di disoccupazione”, auspicando che la questione venga affrontata dalle parti sociali.

 

New York elegge il primo sindaco socialista, Zohran Mamdani

 

New York celebra una vittoria elettorale storica con l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco. Il politico di origine sud-asiatica e di fede musulmana, autodefinitosi “socialista democratico”, ha conquistato la poltrona più ambita della Grande Mela con una piattaforma radicale che promette di congelare gli affitti, rendere gratuiti i trasporti pubblici e portare il salario minimo a 30 dollari l’ora. Un risultato che segna una svolta significativa per una delle città più iconiche del mondo e che riflette un desiderio di cambiamento e di attenzione alle disuguaglianze sociali. Mamdani, entrato in gara quasi inosservato, è ora pronto a fronteggiare le sfide reali di un incarico che lo porrà sotto l’occhio attento di tutto il mondo.

 

 

USA: Lo “shutdown” governativo batte ogni record di paralisi

 

Gli Stati Uniti stanno vivendo la paralisi amministrativa più lunga della loro storia. Lo “shutdown” governativo ha raggiunto il 36° giorno consecutivo, superando ogni record precedente e mettendo sotto pressione l’intera macchina statale e milioni di cittadini. Mentre i servizi federali essenziali continuano a operare con difficoltà, le trattative tra la Casa Bianca e il Congresso sono in stallo. Tuttavia, nonostante le accuse reciproche, iniziano a emergere timidi segnali di compromesso, alimentando la speranza che una soluzione possa essere raggiunta a breve per sbloccare la situazione e ripristinare la piena operatività governativa.

Tragedia aerea in Kentucky: sette morti nello schianto di un cargo UPS

 

Una drammatica notizia giunge dal Kentucky, dove almeno sette persone hanno perso la vita e undici sono rimaste ferite in un impressionante incidente aereo. Un aereo cargo della compagnia UPS, in fase di decollo dall’aeroporto internazionale di Louisville, è precipitato in fiamme, impattando contro alcuni edifici vicini. Le cause dello schianto sono ancora sotto indagine, ma l’incidente ha causato un’onda di shock e dolore. Le squadre di emergenza sono intervenute rapidamente sul luogo del disastro per le operazioni di soccorso e recupero.

Allarme droni negli aeroporti belgi: voli interrotti a Bruxelles e Liegi

 

Momenti di tensione negli spazi aerei belgi, dove il traffico è stato interrotto a più riprese negli aeroporti di Bruxelles e Liegi a causa di avvistamenti di droni sospetti. La ripetizione di questi episodi ha sollevato nuovamente preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture aeroportuali e sulla facilità con cui droni non autorizzati possono interferire con le operazioni di volo. Le autorità hanno avviato indagini per identificare i responsabili e rafforzare le misure di prevenzione, mentre il problema dei droni fuori controllo si conferma una sfida crescente per la gestione del traffico aereo in Europa.

Canada: Il piano di Carney contro i dazi USA e l’iniezione di miliardi

 

Il primo ministro canadese Mark Carney ha svelato il suo primo bilancio federale, un piano audace che prevede miliardi di dollari in nuove spese. L’obiettivo è duplice: attrarre investimenti produttivi nel Paese e, allo stesso tempo, proteggere i settori economici più vulnerabili dagli shock dei dazi imposti dall’amministrazione statunitense di Trump. Il budget di Carney, che spazia dal sostegno a industrie strategiche ai lanci spaziali, fino alla partecipazione all’Eurovision, mira a rafforzare la resilienza del Canada guardando oltre la dipendenza dagli Stati Uniti, un segnale chiaro di un cambio di rotta nelle politiche economiche nazionali.

Germania: tre miliardi in più per l’Ucraina, un segnale forte

 

La Germania ha annunciato un ulteriore e massiccio aumento del suo sostegno militare all’Ucraina, impegnandosi a fornire altri 3 miliardi di euro in aiuti per il prossimo anno. Questo pacchetto rafforzato includerà veicoli blindati, artiglieria pesante e droni, rafforzando ulteriormente le capacità difensive di Kiev nel conflitto in corso. La decisione di Berlino, giunta dopo un’attenta valutazione del contesto geopolitico, sottolinea la ferma volontà del governo tedesco di supportare l’Ucraina e invia un segnale inequivocabile sulla persistenza dell’impegno europeo a fronte dell’aggressione.

Cina sospende i dazi sui prodotti USA: disgelo dopo l’incontro Trump-Xi

 

Meno di una settimana dopo l’incontro tra il presidente statunitense Trump e il leader cinese Xi Jinping, Pechino ha annunciato una mossa significativa: la sospensione delle sovrattasse del 24% sui prodotti americani. Questa decisione, accolta come un segnale distensivo, potrebbe rappresentare un primo passo verso un allentamento delle tensioni commerciali che hanno caratterizzato le relazioni tra le due superpotenze negli ultimi anni. Il gesto della Cina fa ben sperare per future negoziazioni e per una stabilizzazione dei mercati globali, anche se la strada verso un accordo duraturo resta ancora lunga.

 

Mercato Cripto: Bitcoin in caduta e maxi truffa da 700 milioni di dollari

 

Il mondo delle criptovalute è in subbuglio, con il Bitcoin che ha visto il suo valore scendere a 103.000 dollari, registrando una flessione di quasi il 18% dall’inizio di ottobre. A peggiorare il quadro, è stata smantellata una colossale truffa cripto da 700 milioni di dollari, che ha colpito centinaia di investitori francesi. L’operazione ha portato al sequestro di oltre 100.000 euro in orologi di lusso, beni immobiliari e milioni di euro in contanti. Questi eventi sottolineano la crescente volatilità e i rischi intrinseci al settore delle valute digitali, richiamando l’attenzione sulla necessità di maggiore regolamentazione e cautela per gli investitori.

Francia, dibattito sulle tasse: tra “fortuna improduttiva” e eredità agevolate

 

In Francia, il dibattito sulle politiche fiscali è più acceso che mai, con il governo che sta esplorando diverse proposte per il bilancio 2026. Tra le idee sul tavolo, spicca un nuovo “imposta sulla fortuna improduttiva”, mentre si discute anche un’alternativa alla “tassa Zucman” sull’eredità. Contemporaneamente, i deputati hanno approvato una misura sorprendente: i proprietari di immobili dal valore vicino ai 3 milioni di euro non pagheranno più l’imposta sul patrimonio nel 2026, una decisione definita da alcuni un “regalo ai ricchi”. Dall’altra parte, il settore immobiliare accoglie con favore la possibilità di donazioni esentasse fino a 100.000 euro ai figli per l’acquisto di immobili usati, un incentivo che punta a rilanciare il mercato.

Meteo Mercoledì a Parigi: Mattinata Incerta, Pomeriggio più Sereno, Fuori Norma le Temperature

La giornata di mercoledì 5 novembre a Parigi e nell’Île-de-France si annuncia con un avvio un po’ capriccioso, per poi evolvere verso condizioni più gradevoli. Secondo il bollettino stilato dall’esperto Alexis Vandevoorde e aggiornato alle 03:45, la mattinata ha visto un cielo molto nuvoloso, con brevi schiarite e una temperatura percepita di 9°C a fronte degli 11°C reali, a causa di un vento da sud-est con raffiche fino a 25 km/h. Nessun rischio di precipitazioni, con un indice UV molto basso (1). Preoccupa l’assenza di piogge, un deficit del 20%.

Il vero protagonista sarà il pomeriggio, che promette una svolta con ampie schiarite e un tempo decisamente più variabile. Le temperature raggiungeranno i 18°C, percepite come tali grazie a venti più moderati (15 km/h da sud-est con raffiche fino a 30 km/h), e l’indice UV salirà leggermente a 2. Anche in questa fase, la pioggia non sarà una preoccupazione. La serata e la notte si manterranno su un registro simile: cielo spesso nuvoloso ma con aperture, temperature in calo ma ancora miti (14°C la sera, 13°C la notte, percepiti rispettivamente come 12°C e 11°C), e assenza di precipitazioni. Nel complesso, le temperature odierne oscilleranno tra gli 11 e i 18°C, ben 4°C al di sopra della media stagionale, una situazione la cui affidabilità è giudicata eccellente.

 

Editoriale di Rachel – Un Autunno Fuori Stampa? Le Cifre e la Narrazione Climatica

Ah, l’autunno parigino… e la solita litania sul clima che cambia, puntualmente rilanciata da ogni angolo mediatico. Vediamo i dati di oggi: un deficit di piogge del 20% e temperature che svettano di 3°C sopra la media. Il terreno è più asciutto del solito, ma il rischio incendi è “basso”. Cifre interessanti, certo, ma basta questo a far scattare l’allarme rosso? O siamo di fronte all’ennesimo pretesto per dipingere scenari apocalittici, dove ogni soffio di vento o goccia d’acqua fuori posto diventa la prova inconfutabile di una catastrofe imminente? Non si può negare la complessità dei mutamenti climatici, ma la facilità con cui si brandisce la spada del “cambiamento climatico” per ogni variazione, anche minima, rischia di banalizzare un dibattito serio e scientifico. Tra un annuncio di “siccità” e quello di “caldo anomalo”, a volte sembra che la vera notizia sia l’opportunità di cavalcare l’onda del sensazionalismo, senza un’analisi più profonda o, peggio, ignorando le mille sfumature che compongono il delicato mosaico meteorologico.

 

 

E veniamo allo speciale su Burry.

Michael Burry sfida la frenesia dell’IA

Michael Burry, il gestore di hedge fund reso celebre dal libro e dal film The Big Short, sta puntando contro due delle scommesse più amate dal mercato azionario – e in parte contraddicendo se stesso nel processo.
La Scion Asset Management di Burry ha acquistato opzioni put su 5 milioni di azioni di Palantir (PLTR), una mossa valutata circa 912 milioni di dollari, e put su 1 milione di azioni di Nvidia (NVDA), per un valore di circa 187 milioni di dollari, secondo un deposito regolatorio per il trimestre terminato il 30 settembre.
Le opzioni put azionarie consentono all’acquirente di vendere un’azione a un prezzo concordato, detto prezzo di esercizio, entro o alla data di scadenza. Tali posizioni vengono generalmente prese se l’acquirente si aspetta un calo del prezzo delle azioni.
Il deposito 13-F di Burry alla Securities and Exchange Commission, inviato circa una settimana prima della scadenza, mostra che queste due posizioni short rappresentano l’80% del portafoglio di Scion e costituiscono quindi una scommessa significativa su un peggioramento dell’estremamente popolare trade sull’IA.
Lo scetticismo di Burry sulla frenesia dell’IA è emerso in un post sui social media lunedì sera, quando ha evidenziato il capex circolare del settore.
Altre posizioni di Scion includono una scommessa call option da 153 milioni di dollari su Pfizer (PFE) e una posizione call bet da 61,5 milioni di dollari su Halliburton (HAL).
Le azioni di entrambe Nvidia, che produce chip per l’IA, e Palantir, un gruppo software focalizzato sull’IA, hanno raggiunto massimi storici lunedì, con guadagni rispettivamente del 48% e del 305% negli ultimi 12 mesi.
Tuttavia, molti analisti hanno avvertito che Palantir in particolare è valutata in modo estremamente ricco. Il gruppo software è entrato nell’annuncio dei risultati di lunedì con un multiplo prezzo/utili per il 2025 di poco oltre 300, secondo FactSet.

E nonostante numeri che hanno superato le previsioni, le azioni di Palantir sono in calo di oltre il 7% martedì. Le azioni di Nvidia stanno scivolando del 2%.
Il deposito di Scion Asset Management non specifica la tempistica o i dettagli delle put acquistate, ma osservatori del mercato delle opzioni sui social media si sono concentrati su alcuni grandi trade recenti in contratti out-of-the-money in scadenza più avanti nel 2026.
Una tale tempistica si allineerebbe con le famose scommesse di Burry contro gli asset subprime prima della crisi finanziaria del 2007-08, quando realizzò che ci sarebbe voluto del tempo prima che il mercato finalmente crollasse.
Tuttavia, la mossa di Burry potrebbe essere vista come contraddittoria con quanto ha detto appena la settimana scorsa. In un post sui social media ha implicato che c’era una bolla nel mercato azionario, ma che “a volte, l’unica mossa vincente è non giocare affatto”.

L’ultima “Big Short” di Burry mostra che sta giocando con grande entusiasmo.
In risposta, il CEO di Palantir Alex Karp ha attaccato i venditori allo scoperto durante un’intervista su CNBC martedì, citando in particolare Burry per aver preso di mira la sua azienda e Nvidia.
“Le due aziende che sta shortando sono quelle che stanno facendo tutti i soldi, il che è super strano”, ha detto Karp a “Squawk Box” di CNBC. “L’idea che chip e ontologia siano ciò che vuoi shortare è completamente folle”.
Gli insider hanno scaricato azioni Palantir per decine di milioni di dollari man mano che sono salite bruscamente quest’anno. Ad esempio, Karp ha venduto più di 400.000 azioni per circa 60 milioni di dollari a metà agosto, secondo un deposito alla Securities and Exchange Commission.

Chi ha scritto il libro The Big Short e chi ha realizzato il film: un background essenziale

Per comprendere appieno l’importanza di Michael Burry e del suo soprannome “The Big Short”, è utile contestualizzare le origini della sua fama. Il libro The Big Short: Inside the Doomsday Machine (pubblicato nel 2010) è stato scritto dal giornalista e autore finanziario Michael Lewis, uno dei più acclamati narratori di Wall Street. Lewis, noto per best-seller come Liar’s Poker (1989) e Moneyball (2003), ha basato il suo lavoro su ricerche approfondite, interviste dirette con i protagonisti della crisi finanziaria del 2008 e un’analisi minuziosa dei meccanismi del mercato immobiliare americano. Nel libro, Burry emerge come un antieroe visionario: un medico con un background in neuroscienze che, grazie a un approccio analitico ossessivo e alla sua passione per il cinema (è un esperto di film horror), ha individuato la bolla dei mutui subprime anni prima del crollo globale. Lewis dedica capitoli interi a Burry, descrivendolo come un outsider che ha scommesso contro il sistema, guadagnando centinaia di milioni per i suoi investitori mentre il mondo sprofondava nella recessione.

Il film The Big Short (2015), invece, è stato diretto e co-scritto da Adam McKay, regista comico noto per film come Anchorman e Step Brothers, che qui ha virato verso un dramma satirico per denunciare i fallimenti del sistema finanziario. McKay ha collaborato con Charles Randolph per la sceneggiatura, adattando fedelmente il libro di Lewis ma aggiungendo un tocco cinematografico innovativo: spezzoni di quarto muro con celebrità (come Margot Robbie e Selena Gomez) che spiegano termini complessi come i CDO (Collateralized Debt Obligations). La produzione è stata curata da Plan B Entertainment, la società di Brad Pitt, che interpreta uno dei protagonisti (Ben Rickert, ispirato a un altro investitore reale) e ha co-prodotto il film insieme a McKay. Il cast stellare include Christian Bale nel ruolo di Michael Burry – una performance iconica che cattura l’eccentricità e l’isolamento del personaggio, con Bale che impara a suonare il glass arm per fedeltà al vero Burry. Il film ha vinto l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale e ha incassato oltre 133 milioni di dollari, rendendo accessibile a un pubblico vasto la complessità della crisi del 2008.
Perché questa previsione di Burry merita attenzione: un monito dal passato
La scommessa di Burry contro Palantir e Nvidia non è un capriccio isolato, ma un segnale d’allarme che riecheggia il suo exploit del 2008, e per questo va presa sul serio. Burry non è un profeta casuale: è un investitore con un track record impeccabile di scommesse contrarian, capace di fiutare bolle gonfiate dall’euforia collettiva. Nel caso dei subprime, identificò nel 2005 che i mutui “sicuri” erano in realtà tossici, shortandoli tramite credit default swaps e trasformando 100 milioni di dollari in profitti miliardari per la sua Scion. Questa prodezza non solo lo rese milionario, ma espose le crepe sistemiche di un mercato cieco all’avidità – un tema centrale nel libro di Lewis e nel film di McKay, che sottolineano come pochi visionari possano prevedere disastri che la “maggioranza” ignora.

Oggi, Burry applica la stessa logica all'”AI frenzy”: Nvidia e Palantir rappresentano l’epicentro dell’hype sull’intelligenza artificiale, con valutazioni alle stelle (Palantir a un P/E di oltre 300) basate su promesse di crescita esponenziale, ma Burry vede un “capex circolare” – investimenti che si autoalimentano senza valore reale sostenibile, simile alla bolla immobiliare. Le sue put, che coprono l’80% del portafoglio e puntano a scadenze nel 2026, suggeriscono che il crollo potrebbe richiedere tempo, proprio come nel 2008. Questo è degno di nota perché Burry ha un tasso di successo elevato nelle sue “big short”: ha evitato la bolla dot-com e ha profittato di altre crisi. In un’era di FOMO (fear of missing out) sull’IA, la sua mossa – contraddittoria con il suo recente consiglio di “non giocare” – avverte di un potenziale “Doomsday Machine” 2.0: se ha ragione, potrebbe innescare una correzione brutale, colpendo economie intere dipendenti dalla narrativa tech. Ignorarlo sarebbe come liquidare i whistleblower pre-2008: rischioso, e storicamente costoso. Come dice Lewis nel libro, Burry “vede ciò che gli altri non vedono” – e in un mercato gonfio di illusioni, questo è un invito a guardare oltre l’entusiasmo.

Chiusura

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