Macron alla nazione dopo i disordini: il discorso integrale

Di Redazione Francia24
18 Oct 2026

Siete all’ascolto di un nuovo speciale di am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano, in podcasting e sulle onde medie.

Dopo la giornata di violenze di sabato 17 ottobre, che ha colpito numerose città francesi, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha parlato al Paese con un discorso ufficiale trasmesso a reti unificate domenica 18 ottobre alle ore 20.

Ecco il testo integrale del discorso, nella nostra traduzione dal francese.

«Niente giustifica queste violenze»

Sabato 17 ottobre abbiamo assistito a una violenza inaudita. Negozi, edifici pubblici, esercizi commerciali, municipi sono stati attaccati, alcuni distrutti, e diverse centinaia di poliziotti e gendarmi sono stati feriti. Guardando queste immagini, ci siamo tutti chiesti che cosa passi per la testa di francesi capaci di fare questo alla Francia. Perché bruciare il municipio di Limoges, l’ufficio del turismo (omissis), invadere il municipio di Marsiglia o attaccare la residenza del prefetto a Bordeaux? Come possono arrivare a tanto?

Niente lo giustifica, niente lo scusa. Proviamo tutti rabbia e vergogna. Vedere le strade delle nostre città saccheggiate in questo modo è insopportabile.

Esprimo il sostegno della nazione alle nostre forze dell’ordine e alle nostre forze di sicurezza interna. Hanno tenuto e hanno fatto del loro meglio. Pensiamo ai numerosi feriti e alle loro famiglie. Esprimo anche il nostro sostegno a tutti i nostri sindaci e a tutti i nostri eletti, e voglio dire il nostro sostegno anche ai numerosi commercianti, artigiani e operatori economici che hanno subito le conseguenze di queste violenze e che oggi sono nello sconforto. Alcuni hanno difeso da soli il proprio negozio e le proprie vetrine di fronte ai delinquenti.

Voglio dire loro che non saranno lasciati soli davanti a queste difficoltà. Il governo porterà loro delle risposte. Domani il primo ministro riunirà una cellula di crisi per mobilitare gli aiuti il più rapidamente possibile e accompagnare tutte e tutti coloro che stanno attraversando questo momento.

Indagini e massima fermezza

Bisogna essere lucidi: ieri le nostre forze dell’ordine, nonostante la loro professionalità, hanno dovuto subire una violenza inaudita in numerose città, a più riprese. Ho chiesto al governo di trarne tutte le lezioni in materia di intelligence e di anticipazione, e di fare in modo che questo non possa ripetersi. Attendo risposte chiare e sarà fatta piena trasparenza. È quanto ho chiesto al ministro dell’Interno. Le indagini saranno condotte con tutto il rigore necessario, il più rapidamente possibile.

E la massima fermezza è stata chiesta ai procuratori dal guardasigilli. Il seguito giudiziario deve essere esemplare. I nostri giudici, la giustizia, sanno che cosa vi aspettate: ogni volta che vengono commessi reati, devono avere un seguito giudiziario adeguato. Chi ha distrutto deve pagare, chi ha saccheggiato deve rimborsare, chi ha cercato di far cadere la Repubblica.

Carovita e carburanti

Quanto a ciò che si esprime nel Paese: diverse centinaia di migliaia di nostri connazionali hanno manifestato portando rivendicazioni legittime, e non dobbiamo confonderli con coloro che hanno distrutto. Questi manifestanti sono mossi da una preoccupazione per il costo della vita, per il prezzo dei carburanti, rilanciato dalla guerra in Medio Oriente, a cui la Francia non ha preso parte e di cui subiamo le conseguenze. Capisco perfettamente la loro preoccupazione. Si esprime anche altrove, in diverse altre capitali europee.

Per questo ho preso diverse iniziative a livello internazionale per garantire il nostro carburante e agire sui mercati dell’energia. Proseguirò queste azioni già da domani mattina, recandomi nei Paesi del Golfo per mettere in sicurezza i nostri approvvigionamenti. Il primo ministro e il governo hanno inoltre preso decisioni insieme ai distributori di carburante perché questi sforzi siano percepiti concretamente. Il governo fa il massimo perché la questione del potere d’acquisto venga affrontata. So che i francesi si aspettano risultati concreti: continueremo ad agire.

L’angoscia dei giovani

Da diverse settimane, inoltre, la nostra gioventù esprime un’angoscia profonda, nei licei come nelle università: una preoccupazione per il futuro, per le condizioni di vita e di studio, per la capacità di orientarsi, di proiettarsi, di trovare il proprio posto nella società, l’idea che non ci sarebbe, in qualche modo, un futuro desiderabile.

Capisco i nostri liceali e i nostri studenti, e sono al centro del mio impegno politico da oltre dieci anni. La loro parola deve essere ascoltata senza pregiudizi e senza minimizzare le difficoltà. Il lavoro è già stato avviato dal governo: il ministro dell’Istruzione si è mobilitato e ha creato una piattaforma che ha raccolto oltre centomila contributi, che si aggiungono alle riunioni a livello dei provveditorati e dei licei. Questo ci permetterà di costruire con la nostra gioventù risposte adeguate.

Un metodo in tre punti

La nostra responsabilità è dunque doppia: ascoltare la rabbia e agire sulle sue cause, e far rispettare con fermezza l’ordine repubblicano. Non dobbiamo né confondere le rivendicazioni legittime con le violenze, né lasciare che le violenze oscurino queste rivendicazioni.

Stasera voglio indicare un metodo chiaro. Primo: nel contesto attuale, i prefetti prenderanno le decisioni d’intesa con i sindaci per proteggere le nostre città, i nostri edifici pubblici e i nostri negozi, arrivando a vietare, quando necessario, alcune manifestazioni e prendendo tutte le misure necessarie.

Secondo: invito tutti i partiti politici, le organizzazioni professionali e sindacali a condannare senza ambiguità ogni violenza e a fare appello alla calma. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Il Paese ha bisogno di ordine e di distensione, non di un’escalation. Il primo ministro li riunirà nei prossimi giorni, per ottenere posizioni chiare e pubbliche.

Terzo: non possiamo chiedere alla nostra gioventù di credere nel futuro senza darle la possibilità di costruire le risposte e di sedere al tavolo. Sì, dobbiamo sederci attorno a un tavolo e costruire insieme delle soluzioni: alunni, studenti, insegnanti, rappresentanti delle organizzazioni datoriali e sindacali, enti locali, parlamentari, già da questa settimana, per elaborare con il governo proposte concrete. Il primo ministro li riunirà molto rapidamente.

Nei confronti dei casseur e di chi si abbandona alla violenza saremo intransigenti. Il dialogo non significa né debolezza né impunità.

«Il Paese merita una bella presidenziale»

Miei cari connazionali, siamo a sei mesi dalla nostra elezione presidenziale. A sei mesi. E dunque tutto ciò che oggi vi spiega che l’urgenza è scendere in piazza, manifestare il disordine, ha un solo scopo: rovinare, rubare il dibattito, le scelte per il futuro che faremo tra sei mesi, essenziali.

La Francia è una grande forza democratica e merita i suoi dibattiti. Devono svolgersi nelle riunioni pubbliche, devono svolgersi con i partiti e non in piazza con la violenza, devono svolgersi sui giornali, negli studi televisivi, nelle manifestazioni pacifiche dove si parla e ci si spiega, nel rispetto. Il vostro Paese merita una bella elezione presidenziale tra sei mesi. Ed è anche adesso che si gioca: con lo spirito di responsabilità. Sì al dialogo, sì alla risposta concreta a breve termine e alla preparazione delle decisioni future, ma no, sempre, alla violenza, qualunque essa sia.

Questo è tutto per il momento. Dalle redazioni di Nizza e Parigi, questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.