Siete all’ascolto di un nuovo speciale di Francia Oggi in podcast e su Centrale Milano 1575 kHz.
Crescita record in vent’anni
Il nuovo dato di Campari Group porta l’Aperol Spritz al di sopra dello Champagne con 1,5 miliardi di consumazioni a livello globale, contro 1,35 miliardi di flûte di Champagne. A conferma del balzo, la casa produttrice dichiara di aver immesso sul mercato 265 milioni di bottiglie di Spritz. Nei vent’anni di storia recente le consumazioni sono passate da 60 miloni a 1,5 miliardi, con una crescita media annua del 17 percento. In Italia, il consumo si attesta intorno ai 395 milioni di servizie, mentre il resto del mondo ha trainato l’impennata grazie a mercati in forte espansione.
Strategia globale di Cammino
Dopo l’acquisizione di Aperol nel 2003, Campari ha puntato su una strategia di internazionalizzazione che ha avviato l’esportazione dal Veneto verso l’Austria e la Germania, per poi allargarsi al Regno Unito, al Canada e agli Stati Uniti tra il 2008 e il 2014. Il periodo post‑Covid ha accelerato ulteriormente la domanda, rendendo lo Spritz uno dei protagonisti della ripresa. I risultati del 2025 mostrano una crescita dell’1 percento in Italia contro un incremento dell’8 percento nei mercati esteri. Nella prima metà del 2026 le vendite di Campari sono aumentate del 2,7 percento, con l’Italia che ha registrato +1,4 percento, la Francia +0,9 percento, il Regno Unito +4,3 percento, la Germania +2,7 percento e il Nord America +2,7 percento. Aperol ora contribuisce al 26 percento del fatturato di Campari, pari a circa 790 milioni di euro.
Impatto culturale e prospettive future
Il cocktail, con la sua ricetta “3‑2‑1” di Prosecco, Aperol e soda, è diventato un simbolo dell’arte italiana di convivialità, con lo Spritz citato da media internazionali come emblema del “dolce vivere”. Dalle serate after‑work alle performance di artisti internazionali, il drink ha trasformato il rituale dell’aperitivo in un appuntamento globale. Campari non si ferma ai risultati: la strategia prevede un’ulteriore penetrazione nei canali di ristorazione veloce, negli autogrill, nei concerti e in nuovi formati di contenitore, oltre a una campagna contro le imitazioni. Il sogno dell’azienda è posizionare lo Spritz tra i primi dieci cocktail al mondo, consolidando il ruolo di ambasciatore della convivialità italiana.

Editoriale di Rachel – L’aperitivo che batte il glamour (e il flûte)
Vi leggo ora il mio editoriale odierno.
È curioso come il confronto tra due “strategie di marketing” si fermi su una sola: Campari, con la sua spiaggia brandizzata a Cannes, ci regala un’arancione che brilla più di una stella di Hollywood. Ma da dove spuntano le bollicine di Champagne? Sono state confiate a qualche sceneggiatura di “Emily in Paris”, dove un flûte scintillante appare nei salotti più sfarzosi come se fosse l’ultimo must‑have di una influencer. Il risultato? Un posizionamento discreto, quasi nel silenzio dei fiori di campo, mentre Aperol punta a tutti i selfie, i tramonti e le canzoni di Bruno Mars. Se il flûte fosse davvero “in” il reality, dove finisce il vero “product placement” e inizia la narrazione di un universo dove il lusso è solo un filtro Instagram?
Eppure la stampa del Sole 24 Ore, con la consueta patina di “dati verificati”, ci presenta il sorpasso di 1,5 miliardi di consumazioni di Spritz come se fosse una battaglia epica contro l’élite delle bollicine francesi. Ma chi verifica quella “quota” di 1,35 miliardi di flûte? Il Comité Champagne, disarmato, risponde che non dispone di stime, mentre Campari spara numeri come fuochi d’artificio su Cannes. Un po’ come comparare il numero di occhi di un gatto con la lunghezza di una cravatta: il confronto è più scenografico della realtà. Non è forse un trucco di marketing a narrare la vittoria, più che un vero trionfo di gusto?
La vera differenza sta nell’uso del colore. Lo Spritz indossa l’arancione solare, una tonalità che colpisce l’occhio e il feed social, mentre il Champagne si affida al classico bianco‑perlace, quasi “invisibile” tra i millennial che non distinguono più la differenza tra acqua frizzante e spumante. La scelta di Campari di trasformare l’aperitivo in una “esperienza cromatica” non è solo marketing, è un colpo di genio: il branding diventa parte del paesaggio, una spiaggia a Cannes che sembra dipinta da un artista di pubblicità piuttosto che da un’azienda di bevande. Il flûte, invece, continua a nascondersi nei tavoli di gala, a far credere che la vera eleganza sia silenziosa e poco fotografabile.
Infine, ciò che l’articolo non dice è che entrambe le strategie puntano a una cosa: la nostra attenzione. Se il prodotto è posto in una serie di Netflix, lo guardiamo mentre sorseggiamo tequila; se è su una spiaggia di Cannes, lo scattiamo al tramonto e lo condividiamo con il mondo. Il vero “colore” qui è la nostra ipocrisia di consumatori: crediamo di scegliere il gusto, ma siamo in realtà alla ricerca del prossimo like. E mentre Campari celebra il suo “tramonto nel bicchiere”, il Champagne aspetta ancora di essere invitato a una serata dove il vero pubblico è la platea di un reality.
Koan del giorno
Monaco: Se l’Aperol Spritz è così popolare, perché il Champagne persiste nel raccontarsi come simbolo di eleganza?
Maestro: Perché il vero lusso non si misura in bicchieri venduti, ma in chi ancora crede che la luce delle bollicine possa nascondere il vuoto del gusto.
Monaco: Ma allora, cosa dovrebbe guidare la scelta di un drink: il colore, la storia o la capacità di farci apparire migliori sui social?
Maestro: Il profumo della verità è amaro, ma se lo mescoli con un pizzico d’arancione, al meno la vita ti sembrerà più brillante, anche se rimane la stessa vecchia birra.
Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è FranciaOggi con Centrale Milano 1575 kHz.
