Francia 2020: il dibattito sulla laicità

29 Dic 2020

In Francia nel 2020 tra gli argomenti più caldi c’è stato il dibattito sulla laicità. Ci spiega i termini della materia il professore Giovanni Gugg, antropologo, docente a Napoli e ricercatore a Parigi.

Il tema della laicità quest’anno è stato particolarmente dibattuto in Francia, soprattutto per alcuni fatti di cronaca e poi per delle scelte governative.
Il 19 gennaio la 16enne francese Mila (oggi 17enne) ha pubblicato una video-storia su Instagram in cui, rispondendo ad un commento, dice: “Odio la religione, nel Corano c’è solo odio, l’Islam è merda”. Tali parole le hanno portato una valanga di insulti e minacce che hanno costretto le autorità a nasconderla in una località sicura e a darle una scorta. Dopo l’estate l’affaire-Mila è tornato di cronaca, perché la ragazza ha continuato ad essere minacciata.

La questione è diventata politica e filosofica: reazioni in difesa di Mila sono venute soprattutto dalla sinistra laica (“gauche-Charlie”) e dalla destra repubblicana, ma dalla sinistra radicale si è avvertito silenzio o titubanza, per cui tale assenza ha lasciato spazio all’estrema-destra, che infatti ha cavalcato l’occasione rilanciando altri pregiudizi.

L’altro fatto di cronaca risale al 2 settembre, quando è cominciato il processo per la strage nella redazione di “Charlie Hebdo”, e per cui il giornale satirico ha ripubblicato le vignette su Maometto, provocando reazioni negli ambienti islamisti francesi e internazionali.

Questi episodi hanno riportato al centro il tema della laicità e del cosiddetto “diritto alla blasfemia”. In Francia, tuttavia, non c’è tale diritto, semplicemente perché la legge francese non conosce la blasfemia, mentre invece prevede il diritto a criticare e a caricaturare le religioni. Qualche mese fa lo ha sottolineato anche la storica e filosofa Mona Ozouf in TV: “in un Paese laico non esiste blasfemia”.

Il tema è affrontato da tempo, anzi da oltre un secolo, perché in Francia la blasfemia non è più reato dal 1881. E la legge Pleven del 1972, occupandosi di odio razziale, ha poi specificato che è possibile attaccare un culto, ma è vietato insultare i suoi seguaci.
Il caso politico, invece, è cominciato il 2 ottobre, quando Macron ha tenuto un discorso alla nazione sul tema della “lutte contre les séparatismes”, in cui ha spiegato che:

« Le problème n’est pas la laïcité. La laïcité, c’est la liberté de croire ou de ne pas croire, la possibilité d’exercer son culte à partir du moment où l’ordre public est assuré. La laïcité, c’est la neutralité de l’État et en aucun cas l’effacement des religions dans l’espace public. La laïcité, c’est le ciment de la France unie ».

« Le problème, c’est le séparatisme islamiste. Ce projet conscient, théorisé, politico-religieux, qui se concrétise par des écarts répétés avec les valeurs de la République, qui se traduit souvent par la constitution d’une contre-société et dont les manifestations sont la déscolarisation des enfants, le développement de pratiques sportives, culturelles communautarisées qui sont le prétexte à l’enseignement de principes qui ne sont pas conformes aux lois de la République. C’est l’endoctrinement et par celui-ci, la négation de nos principes, l’égalité entre les femmes et les hommes, la dignité humaine. Le problème, c’est cette idéologie, qui affirme que ses lois propres sont supérieures à celles de la République. Je ne demande à aucun de nos citoyens de croire ou de ne pas croire, de croire un peu ou modérément, ça n’est pas l’affaire de la République, mais je demande à tout citoyen, quelle que soit sa religion ou pas, de respecter absolument toutes les lois de la République ».

Il dibattito è acceso e va oltre la Francia, infatti molte prese di posizione critiche sono state assunte soprattutto sulla stampa angolsassone, con cui Macron stesso ha dibattuto in maniera diretta.

Quel che possiamo dire in conclusione è che probabilmente sarebbe utile recuperare la visione di Jean Jaurès, il quale sosteneva che “Les progrès de l’humanité se mesurent aux concessions que la folie des sages fait à la sagesse des fous”.

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