Francia24 ed. Straordinaria: Emmanuel Macron nomina di nuovo Sebastian Lecornu: Una rotta verso il disastro?

Di Redazione Francia24
11 Oct 2025

Sebastian Lecornu II

Il capo dello Stato ha optato per riaffidare l’incarico di capo del governo all’ex titolare della Difesa a Palazzo Matignon. Una mossa che solleva dubbi sulla durata del prossimo esecutivo.

“Stasera ritengo che il mio incarico sia concluso”. Sul set di France 2, nella serata dell’8 ottobre, Sébastien Lecornu chiude il capitolo Matignon. “Non inseguo posizioni di potere”, ribadisce il premier uscente, sottolineando di aver “tentato ogni strada” dopo aver assunto un ruolo di 48 ore per consultare le forze politiche. Subito dopo l’intervista, l’Eliseo annuncia la nomina di un nuovo leader entro il venerdì.

Due giorni dopo, al culmine di una giornata estenuante in cui Emmanuel Macron ha incontrato per oltre due ore i vertici dei partiti all’Eliseo, la decisione arriva intorno alle 22: “Il presidente ha designato Sébastien Lecornu come primo ministro e gli ha affidato la formazione di un gabinetto”, recita seccamente il bollettino del palazzo presidenziale. Si tratta dunque di una seconda investitura.

L’ex responsabile delle Forze armate si esprime con maggiore abbondanza. “Accetto – per senso del dovere – il compito assegnatomi dal presidente di fare tutto il possibile per approvare un bilancio per la Francia entro fine anno e affrontare le sfide quotidiane dei nostri concittadini”, scrive in un esteso post su X il neo premier. “Bisogna porre fine a questa impasse politica che irrita i francesi e a questa incertezza dannosa per l’immagine e gli interessi del Paese”. Il capo del governo garantisce che “la nuova compagine ministeriale dovrà rappresentare rinnovamento e pluralità di expertise (…) Farò di tutto per portare a termine questa responsabilità”, aggiunge.

Tuttavia, l’impresa di Sébastien Lecornu, già ardua prima della sua prima nomina, appare ora come un’impresa titanica. In una settimana, la scena politica francese è implosa, lasciando ferite profonde e persistenti. Prima dell’ufficializzazione del venerdì sera, il mormorio sulla sua possibile rielezione ha gettato il blocco centrista – già frammentato dopo le critiche di Edouard Philippe e Gabriel Attal a Macron – in un vortice di confusione. “Non capisco il senso di questa follia. Perché si parla persino di un Lecornu II?”, si lamentava nel pomeriggio un deputato macronista di peso. “È privo di logica”. “È il sogno di Macron: un Lecornu II con un team di burocrati e senza più politici veri!”, sbottava un altro centrista. “Non è più razionale sulla realtà, né lo è il suo cerchio. Abbiamo abbandonato il pianeta Terra”. Simili espressioni provenivano dalla destra, dove la coalizione tra LR e il centro è crollata questa settimana. “Il peggio che possa fare è un Lecornu II. Vogliono far passare il messaggio di ‘governo tecnico’, ma finirà per essere un esercito di copie”, confidava una fonte LR a France Télévisions. “Macron vuole monopolizzare ogni ruolo”. “Il presidente non abita più nel nostro mondo da tempo”, chiosava un dirigente socialista a franceinfo.

È una rotta verso il disastro

In caso di Lecornu II, “censura immediata”, tuonava un deputato PS, mentre tra i macronisti ci si interrogava su come i socialisti potessero “accettare una cosa del genere”. All’annuncio ufficiale, i socialisti hanno smentito ogni “patto” con Macron, nonostante alcuni organi di stampa ne parlassero. “Non abbiamo garanzie di sorta. È pura disinformazione”, assicurano dal gruppo PS. Con questa scelta, “c’è un’aria di ‘Vi mando al diavolo, decido io!'”, analizza un alto esponente socialista. “Siamo più vicini a una mozione di sfiducia che a un voto di fiducia. Non scorgo vie d’uscita”, conferma un parlamentare PS. Le altre formazioni di sinistra hanno espresso sdegno all’istante. “Scelta inaccettabile. Di nuovo”, lamentava su X il leader dei comunisti, Fabien Roussel. “Nessun capo di Stato ha mai governato tanto con disgusto e rabbia. Lecornu, dimissionato lunedì, è rieletto venerdì da Macron”, attaccava su X la capogruppo dei deputati LFI, Mathilde Panot, invitando i colleghi di sinistra a firmare una mozione di censura urgente. “Non vedo motivi per non sfiduciarlo”, dichiarava la leader degli Ecologisti a franceinfo, precisando che il suo partito avrebbe atteso il discorso programmatico di Lecornu. Al RN, non c’è incertezza: “Il Rassemblement National depositerà senz’altro una mozione contro questo carrozzone senza futuro, la cui unica giustificazione è la paura dello scioglimento, ovvero del popolo”, avvisava su X il capo del partito estremista, Jordan Bardella. “È una rotta verso il disastro”, osserva il politologo e costituzionalista Benjamin Morel. “Soprattutto, rischia di alimentare la collera”. “I gruppi parlamentari, pur temendo lo scioglimento, potrebbero essere spinti alla sfiducia per canalizzare questa rabbia”, conclude Morel a franceinfo.

In questo contesto, come potrà Sébastien Lecornu sperare di resistere a Matignon? Nel suo entourage, si assicura che il premier, con il suo “temperamento da soldato ascetico”, garantisca un team che eviterà “gli stessi scivoloni” del precedente, nominato la domenica scorsa. Il ritorno di vari big macronisti e di Bruno Le Maire aveva irritato la destra, spingendo Bruno Retailleau a esprimere dissenso su Twitter. “I temi emersi nei colloqui con l’opposizione durante le consultazioni dovranno essere monitorati: è una questione di credibilità verso i nostri partner”, promette lo staff del premier sui mutamenti in arrivo. Basterà? La sua rielezione era “l’unica opzione”, crede un consigliere di un ministro uscente. “Bisogna epurare le figure note e mollare le pensioni. Rimediare ai difetti di Lecornu I”, prosegue. Eco simile da un deputato macronista influente: Lecornu “cederà” su “i due giorni festivi extra, il 5% di deficit, la riforma previdenziale, il rifiuto del 49.3, la tassazione delle holding”. A queste condizioni, “non capisco come i socialisti possano censurarlo”, auspica l’interlocutore. Dal fronte LR, l’eurodeputato può riporre speranze: i parlamentari LR, in videoconferenza venerdì sera, hanno espresso per lo più sostegno alla coalizione di base, secondo fonti contattate da franceinfo. Ora urge accelerare: il disegno di bilancio va presentato al più tardi lunedì 13 ottobre in Consiglio dei ministri.

Gaza: Un fragile cessate il fuoco e il ritorno alla desolazione

Trump ottimista mentre 200.000 sfollati tornano a nord. Resta l’incognita degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.

Un cessate il fuoco precario è entrato in vigore nella Striscia di Gaza, portando una flebile speranza dopo due anni di conflitto devastante. Donald Trump, artefice dell’accordo, si è detto fiducioso che “terranno, sì. Sono tutti stanchi di combattere”, prima del suo previsto viaggio in Israele questo fine settimana. Nel frattempo, la difesa civile palestinese ha annunciato il ritorno di circa 200.000 persone nel nord dell’enclave, una regione martoriata che accoglie i suoi abitanti con uno scenario di desolazione. “Hanno distrutto tutto”, lamentano i primi rientranti, che si muovono tra le macerie senza garanzie sulla sicurezza. L’accordo prevede anche la liberazione degli ultimi 48 ostaggi israeliani e stranieri, che dovrebbero essere rilasciati entro lunedì, in cambio di prigionieri palestinesi. Gli Stati Uniti invieranno 200 soldati per monitorare la tregua, affiancati probabilmente da forze multinazionali da Egitto, Qatar, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Una tregua sotto stretta osservazione, con la speranza che possa essere il primo passo verso una pace duratura.

Francia: Il “valzer delle poltrone” a Matignon scatena il caos politico

Una settimana da montagne russe: Lecornu si dimette, poi viene riconfermato. Opposizioni sul piede di guerra, la riforma delle pensioni ancora in bilico.

Parigi è stata teatro di una delle settimane più frenetiche della Quinta Repubblica. Quella che è stata definita una “montagna russa politica” ha visto Sébastien Lecornu, soprannominato “il monaco soldato” per la sua determinazione, prima rassegnare le dimissioni da Primo Ministro, salvo poi essere riconfermato da Emmanuel Macron appena quattro giorni dopo. Una mossa a sorpresa che ha lasciato molti a bocca aperta e sollevato interrogativi sulla stabilità e la longevità del nuovo esecutivo. “Tutto questo per cosa?”, si chiede la stampa, di fronte a un epilogo che sembra un clamoroso giro a vuoto. La sinistra e l’estrema destra hanno subito alzato la voce, promettendo di presentare una mozione di censura se non ci sarà una “sospensione immediata e completa” della contestatissima riforma delle pensioni. Dal canto loro, i macronisti invitano tutti a “mettersi al lavoro”, cercando di stemperare le tensioni. Nel tentativo di trovare una via d’uscita dall’impasse, Macron avrebbe persino “messo sul tavolo” l’opzione di rinviare l’implementazione di una parte della riforma delle pensioni. La crisi è tutt’altro che risolta, e il futuro politico francese appare più incerto che mai.

Guerra Commerciale: Trump minaccia dazi del 100% sulla Cina e affonda il CAC 40

Il Tycoon alza il tiro: dal 1° novembre tariffe raddoppiate e restrizioni sul software strategico. Mercati europei in fibrillazione, timori di escalation.

Donald Trump torna all’attacco con una mossa che ha scosso i mercati globali: l’annuncio di dazi supplementari del 100% contro le merci cinesi, a partire dal 1° novembre o anche prima. Il tycoon repubblicano ha giustificato la decisione parlando di una “postura commerciale straordinariamente aggressiva” di Pechino, aggravata dalle recenti restrizioni cinesi sull’esportazione di terre rare. Non solo dazi, ma anche limitazioni sull’export di “tutti i software strategici” verso la Cina. La reazione non si è fatta attendere: il CAC 40 di Parigi ha registrato un calo dell’1,5%, in un’ondata di nervosismo che ha coinvolto le principali borse europee. Trump, spingendosi oltre, ha dichiarato di non voler più incontrare il presidente cinese Xi Jinping, alimentando i timori di una vera e propria escalation nella guerra commerciale, con ripercussioni potenzialmente gravi per l’economia mondiale.

Premio Nobel per la Pace a Maria Corina Machado: La Casa Bianca attacca il Comitato

L’opposizione venezuelana celebrata per la sua lotta democratica. Ma Washington, irritata per il mancato riconoscimento a Trump, denuncia “la politica prima della pace”.

Il prestigioso Premio Nobel per la Pace 2024 è stato assegnato a Maria Corina Machado, figura di spicco dell’opposizione venezuelana, per il suo incessante “combattimento per la democrazia”. La Machado, che ha dedicato il premio al popolo venezuelano e ha ringraziato Donald Trump per il suo “sostegno decisivo” contro il regime di Nicolas Maduro, ha anche espresso posizioni favorevoli al Bitcoin, un dettaglio che ha suscitato interesse negli ambienti economici. Tuttavia, la notizia non è stata accolta con la consueta celebrazione unanime. La Casa Bianca, infatti, ha reagito con veemenza, affermando che il Comitato Nobel avrebbe “messo la politica prima della pace”, un riferimento trasparente al mancato riconoscimento dello stesso Donald Trump, che si riteneva un candidato naturale per i suoi sforzi diplomatici (inclusi quelli per il cessate il fuoco a Gaza).

 

Stati Uniti: Esplosione in fabbrica di munizioni nel Tennessee, 19 dispersi

Un’esplosione devastante ha colpito un impianto nel Humphreys County, provocando la scomparsa di quasi venti persone.

Una violenta esplosione ha scosso un impianto di produzione di munizioni nel Tennessee, nella contea di Humphreys, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e preoccupazione. Le autorità locali hanno confermato che diciannove persone risultano disperse in seguito al disastro. Lo sceriffo della contea, Mike Davis, visibilmente commosso, ha descritto la scena come la più devastante della sua carriera, affermando che “non c’è nulla da descrivere, è tutto sparito”. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso, ma le speranze di trovare sopravvissuti si affievoliscono di ora in ora.

Lusso francese in crisi di personale: 20.000 posti vacanti, stipendi d’ingresso sotto i 2.000 euro

Nonostante il prestigio del settore, le maison faticano a trovare candidati. Il nodo? Retribuzioni iniziali poco attraenti.

Il settore del lusso francese, fiore all’occhiello dell’economia transalpina, si trova di fronte a un paradosso preoccupante: nonostante una richiesta crescente, fatica a coprire circa 20.000 posizioni aperte in tutto il Paese. La vera causa di questa penuria di personale, secondo un’analisi di BFM Business, risiede nelle retribuzioni iniziali, spesso inferiori ai 2.000 euro lordi mensili. Un compenso considerato poco attraente per molti candidati, nonostante il fascino e il prestigio associati alle grandi maison. Questa situazione evidenzia una discrasia tra l’immagine patinata del lusso e la realtà salariale, sollevando interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine della filiera produttiva.

Meteo a Parigi oggi: una giornata variabile, dall’alba al tramonto

Parigi si appresta a vivere una giornata di venerdì 10 ottobre con un tempo che si presenterà capriccioso, oscillando tra schiarite e nuvolosità intensa. Il bollettino, aggiornato alle 12:45 e curato dall’esperto Cyril Wuest, indica temperature che si manterranno tra gli 11°C e i 18°C, valori considerati in linea con la media stagionale, con un’affidabilità molto buona della previsione.

Nelle prime ore del mattino, tra le 3:00 e le 6:00, il cielo si è mostrato sereno, con una temperatura di 13°C (percepiti 11°C) e venti calmi con raffiche non superiori a 10 km/h. La mattinata, dalle 9:00 alle 12:00, ha visto un graduale aumento della nuvolosità: da variabile a molto coperto, con 11°C (percepiti 10°C) e raffiche di vento da nord a 20 km/h. L’indice UV si è mantenuto molto basso (1). Per il pomeriggio, si prevede un cielo ancora molto nuvoloso, con qualche breve schiarita e temperature che raggiungeranno i 18°C (percepiti 19°C), con raffiche da nord-est fino a 25 km/h. Nessun rischio di precipitazioni e indice UV basso (2). La serata vedrà un proseguimento di questa condizione di cielo molto nuvoloso con brevi schiarite, temperature intorno ai 15°C (percepiti 13°C per l’effetto del vento) e raffiche da nord-est a 25 km/h. Anche la notte si preannuncia con molte nuvole alternate a qualche bella schiarita, con la colonnina di mercurio che scenderà a 13°C (percepiti 11°C) e raffiche di vento a 20 km/h.

L’editoriale di Rachel

Vendemmie 2025: Il Capro Espiatorio del Cielo?

Le vendemmie del 2025, un fiasco annunciato, ci dicono. La produzione è “molto debole”, la colpa? Ovviamente del meteo, che ha “giocato le trouble-fête”, come se il cielo avesse un’agenda personale contro i viticoltori. Ma davvero non si può fare un’analisi un po’ più approfondita? Terreni mal gestiti, investimenti sbagliati, scelte varietali inadeguate… tutto passa in secondo piano quando c’è un comodo capro espiatorio lassù, tra le nuvole. È facile puntare il dito contro Eolo quando il bilancio non torna, ma il successo di una vendemmia è un’orchestra complessa, dove il direttore (l’uomo) ha un ruolo ben più attivo di quanto si voglia ammettere. O forse no, è sempre il vento a sbagliare strada

Chiusura

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