Costretto a fare inversione di rotta” l’aereo inviato da Macron per rimpatriare i francesi a Dubai. – Portaerei Charles‑de‑Gaulle sabato in Mediterraneo – TGV, un terzo pieni nel 2025
Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per venerdì 06 marzo 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza Marco Hugo Barsotti, da Parigi Rachel Costa.
Un volo Air France destinato a riportare dei francesi dagli Emirati Arabi Uniti costretto a fare inversione di rotta
L’aeromobile ha compiuto un “ritorno a causa di lanci di missili nella zona”, ha comunicato il ministro dei Trasporti. Finora sono stati riportati 750 cittadini francesi e circa 5 000 desiderano tornare in Francia, secondo il Ministero degli Affari Esteri.
Un Boeing 777 di Air France, noleggiato da Parigi su decisione del presidente Macron per evacuare i francesi negli Emirati Arabi Uniti, è stato costretto a fare inversione di rotta giovedì 5 marzo nella serata a causa di missili nell’area, ha dichiarato il ministro dei Trasporti francese, Philippe Tabarot.
En raison de la situation sécuritaire en cours à destination, ce vol de rapatriement est suspendu.
Nos équipes restent mobilisées aux côtés de @francediplo.
La sécurité de nos clients et membres d'équipage est notre impératif absolu. https://t.co/eIFQQPaRyo— Air France Newsroom (@AFnewsroom) March 5, 2026
Il volo, destinato a prelevare i compatrioti negli Emirati, è stato obbligato a tornare “per via dei lanci di missili nella zona”. Il ministro ha precisato che il ritorno può avvenire solo quando le condizioni di sicurezza lo garantiranno. Air France ha confermato che il volo AF4190 da Parigi‑Charles‑de‑Gaulle a Dubai, previsto per il 5 marzo con scalo al Cairo, ha effettuato l’inversione di rotta. La compagnia ha specificato che a bordo non c’erano passeggeri: l’aereo si stava dirigendo a Dubai per evacuare cittadini francesi in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri.
La ministra della Difesa, Catherine Vautrin, ha spiegato su France 2 che, attraversando l’Egitto e avvicinandosi alla zona di pericolo, l’aeromobile ha dovuto rientrare a causa della presenza di missili. Air France ha aggiunto su X che i suoi team rimangono al fianco del Ministero degli Esteri, sottolineando che la sicurezza di clienti ed equipaggio è una priorità assoluta.
Un primo volo di evacuazione, proveniente dall’Oman, è già arrivato a Parigi mercoledì. Le liste dei passeggeri sono gestite dal ministero, con priorità per le persone più vulnerabili. Air France ha sospeso i voli regolari nella regione.
Il presidente Emmanuel Macron, nella sua dichiarazione sulla situazione in Medio Oriente, ha affermato: “Stiamo organizzando in modo ordinato il rientro dei nostri concittadini, iniziando dai più vulnerabili”.
Il ministro Jean‑Noël Barrot, in un’intervista a TF1, ha notificato che 750 cittadini sono stati riportati dall’inizio del conflitto e che circa 5 000, per il 80 % negli Emirati, hanno espresso il desiderio di tornare in Francia. Sono previsti quattro voli da Egitto, Oman ed Emirati, con altri tre in programma, oltre a un accordo con le autorità emiratine per aumentare il numero di voli quotidiani verso gli Emirati.
La ministra Vautrin ha precisato che due aerei militari impiegati per trasportare materiale sono stati usati per riportare quasi 400 persone. Si stima che circa 400 000 cittadini francesi risiedano o transitino nella regione, colpita dall’espansione del conflitto scaturito tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Questo articolo descrive le difficoltà incontrate da un volo di evacuazione francese da Dubai a causa di attività missilistiche nella zona, evidenziando le misure di sicurezza messe in atto dal governo e da Air France.
Fact Check by GPT-OSS:20b
Portaerei Charles‑de‑Gaulle arriverà sabato in Mediterraneo, annuncia la ministra delle Forze Armate
“La Francia è in una posizione difensiva. Risponde a una richiesta di paesi attaccati (…) con i quali abbiamo accordi di difesa”, ha ricordato anche Catherine Vautrin, ospite del “20 heures” di France 2.
Il Charles‑de‑Gaulle presto a buon porto. Partito dall’Europa del Nord, il portaerei arriverà “sabato in Mediterraneo”, ha annunciato la ministra delle Forze Armate. Invitata al “20 heures” di France 2 giovedì 5 marzo, Catherine Vautrin ha precisato che il fiore all’occhiello della flotta francese dovrebbe attraversare lo stretto di Gibilterra nella serata di venerdì o “nella notte da venerdì a sabato”.
La ministra ha inoltre assicurato che la Francia agisce “nel quadro del diritto internazionale” in assistenza ai suoi alleati in Medio Oriente. “La Francia è in una posizione difensiva. Risponde a una richiesta di paesi attaccati (…) con i quali abbiamo accordi di difesa”, ha ribadito.
Catherine Vautrin ha anche menzionato la presenza di “dodici Rafale nella zona” attualmente negli Emirati Arabi Uniti, e di mezzi di difesa terra‑aria aggiuntivi consegnati a quel paese.
Questo è un estratto di un servizio video trasmesso su Franceinfo il 5 marzo 2026.
Fact Check by GPT-OSS:20b

Buongiorno da Parigi, sono Rachel Costa. Vi leggo ora il mio editoriale.
Il Boeing che fa dietrofront, o l’arte di partire per non arrivare
Ma guarda un po’ che spettacolo: un Boeing 777 di Air France, noleggiato con tanto di benedizione presidenziale, decolla da Parigi con l’intento nobilissimo di andare a recuperare i nostri connazionali bloccati laggiù, negli Emirati. Missione umanitaria, evacuazione lampo, Macron in versione pompiere del Golfo. E invece no: inversione di rotta a metà strada, ritorno a casa a mani vuote. Motivo ufficiale? «Lanci di missili nella zona». Come dire: il cielo è diventato un tiro al bersaglio, meglio non provarci nemmeno.
Intanto il Ministero degli Esteri ci informa che 750 francesi sono già stati riportati (chissà come, forse con i tappeti volanti o via terra attraverso il deserto), mentre altri 5.000 scalpitano per rientrare. Cinque zeri contro tre: qui non si moltiplicano i manifestanti, ma i dispersi che vorrebbero disperatamente non esserlo più. E il nostro aereo speciale? Torna indietro perché le condizioni di sicurezza «lo garantiranno» solo quando lo decideranno i radar, i generali o forse il meteo delle esplosioni.
Dalla nostra finestra europea, la scena appare quasi comica, se non fosse tragica: mandi un jumbo jet vuoto a fare l’eroe, e il jumbo jet decide che preferisce il divano di Roissy piuttosto che rischiare di diventare un colabrodo volante. Air France conferma: a bordo non c’era nessuno, solo l’equipaggio e la buona intenzione. Ma in zona missili non bastano le buone intenzioni, servono corridoi aerei che non siano anche corridoi di fuoco.
E mentre aspettiamo che il cielo si calmi (o che qualcuno decida che è calmo abbastanza), resta la domanda: ma evacuare in zona di guerra è davvero fattibile con un volo di linea, per quanto speciale? O forse stiamo assistendo all’ennesima dimostrazione che la logistica umanitaria, quando incontra la realtà balistica, tende a fare inversione più spesso di quanto si ammetta? Perché alla fine, tra un missile intercettato e un detrito che piove su Palm Jumeirah, il messaggio è chiaro: anche i Boeing hanno un istinto di sopravvivenza. E Macron, per una volta, dovrà aspettare che il cielo smetta di rispondere a modo suo.
Koan del giorno
Un monaco chiese a Yunmen: «L’aereo vuoto vola verso i francesi o no?»
«Volava,» rispose Yunmen.
E il monaco: «Allora perché è tornato prima di arrivare?»
«Perché il vuoto dentro l’aereo era più pesante dei missili fuori,» disse Yunmen.
Un altro monaco tornò alla carica: «Ma se era mandato a salvare, perché è rientrato senza salvare nessuno?»
Yunmen lo fissò a lungo, poi rispose: «Ha salvato il cielo dal doverlo contenere. E ha salvato i francesi dal doverlo aspettare. Tu invece chi salvi, continuando a chiedere?»
Ma torniamo alle notizie di oggi.
Nonostante la concorrenza aggressiva di Trenitalia, i TGV della SNCF erano al 86 % di capienza l’anno scorso e un terzo di essi era addirittura pieno
Nel 2025 la rete TGV di SNCF Voyageurs ha registrato un tasso di riempimento medio dell 86 % sui percorsi nazionali, in rialzo di due punti percentuali rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 35 % dei treni era completo, anch’esso con un incremento di due punti percentuali.
Il risultato si inserisce in un contesto di crescita complessiva per la compagnia ferroviaria: il fatturato dell’attività commerciale (TGV, Intercités, TER) ha raggiunto i 20,8 miliardi di euro, con un aumento del 3 % rispetto al 2024, grazie a 168,4 milioni di passeggeri (Inoui, Ouigo, Eurostar) e a una crescita del 3,5 % della frequentazione.
Questa performance ha contribuito a un utile netto di 1,8 miliardi di euro nel 2025, superiore ai 1,55 miliardi dell’anno precedente. Di questo, 147 milioni di euro sono stati generati dai TGV in Francia e all’estero, mentre la redditività complessiva di SNCF Voyageurs è aumentata di 253 milioni di euro (totale 2,7 miliardi).
Il settore però ha dovuto far fronte a una leggera flessione della puntualità: il 78,6 % dei TGV Inoui e Ouigo è arrivato in orario, contro il 79,7 % del 2024, con un obiettivo interno fissato al 79 %.
Le interruzioni legate a scioperi più frequenti hanno inciso sui risultati: le perdite di fatturato per questo motivo ammontano a 41 milioni di euro (contro 33 milioni nel 2024) su un fatturato totale di 42,9 miliardi di euro, con un impatto negativo di 34 milioni di euro di fatturato nei soli TGV.
Nonostante la concorrenza di Trenitalia su tratte come Lyon‑Marseille e un parco di TGV limitato, la domanda di viaggio in treno rimane solida e in crescita.
Questo riepilogo si basa sui dati contenuti nei rapporti annuali di SNCF Voyageurs e su dichiarazioni rilasciate al pubblico.
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Emmanuel Macron: salone dorato, “ufficio che fa impazzire”… Dove lavora davvero il presidente all’Élysée?
Pochi giorni dopo l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, Emmanuel Macron ha parlato, martedì 3 marzo, dal leggendario salone dorato dell’Élysée. Ma è davvero lì che il presidente trascorre la maggior parte del suo tempo di lavoro?
Di fronte all’improvvisa evoluzione del conflitto in Iran, Macron ha preso la parola dal salone dorato del Palazzo dell’Élysée, seduto dietro il suo imponente escritorio mentre un voluminoso volume occupava gran parte della scena. Tuttavia, questo sontuoso spazio non è necessariamente il suo luogo di lavoro quotidiano. Secondo Jean‑Pierre Jouyet, ex segretario generale sotto François Hollande, ogni presidente dovrebbe «creare i propri spazi» per «rimanere libero e padrone del proprio universo», un principio che Emmanuel Macron sembra aver adottato.
Nel libro La Tragédie de l’Élysée (ed. Robert Laffont), pubblicato nella primavera del 2025, il giornalista Olivier Beaumont svela un luogo poco conosciuto al grande pubblico: il misterioso Salon d’angle. I francesi lo avevano intravisto per la prima volta durante gli auguri di Capodanno del 31 dicembre 2017. Allora, sopra il capo di Stato era esposta la famosa Marianne tricolore del street‑artist americano Shepard Fairey, prestata dal produttore Jean‑Marc Dumontet. Situato al primo piano dell’hotel d’Évreux, a due passi dal salone dorato, il Salon d’angle beneficia di una luce eccezionale grazie alle quattro grandi finestre che si affacciano sul parco. Le sue proporzioni armoniose creano un’atmosfera rilassante, ideale per la concentrazione, secondo numerosi visitatori. È qui, lontano da telecamere e sguardi indiscreti, che il presidente trascorre gran parte delle sue giornate.
Accanto al salone di rappresentanza, il “ufficio che fa impazzire”, rifugio poco noto di Emmanuel Macron
Nel cuore di questo spazio singolare si trova una sorprendente tavola in cemento disegnata dal designer Francesco Passaniti. Originariamente ordinata da Renaud Donnedieu de Vabres, la tavola era stata prestata a Jacques Chirac dopo il suo mandato e poi rimessa in riserva al Mobilier national. Scoperta da Brigitte Macron nel 2017, ora domina l’ufficio. La storia del Salon d’angle aggiunge fascino: una volta camera del principe Murat, poi dell’imperatrice Eugenia, è stato anche l’ufficio ufficiale di Valéry Giscard d’Estaing. Successivamente, consiglieri noti per il loro temperamento, come Aquilino Morelle o Henri Guaino, vi hanno lavorato. Il luogo ha guadagnato il soprannome intrigante di «ufficio che fa impazzire», attribuito all’ex deputato socialista Vincent Feltesse.
In otto anni di mandato, Macron vi avrebbe trascorso innumerevoli ore. Il rifugio, molto discreto, permette al capo di Stato di accedere ai suoi appartamenti privati tramite una scala nascosta, sfuggendo a ogni sguardo. «È il suo donjon», riassume Gérald Darmanin a Olivier Beaumont. All’interno, l’arredamento contrasta con lo sfarzo repubblicano: una maglia dell’OM, la squadra del cuore di Macron, una foto dell’ex‑calciatore Marius Trésor, un ricordo di un incontro con Pharrell Williams, regali ufficiali e, soprattutto, una profusione di libri – da Charles de Gaulle ad André Malraux, passando per Louis Aragon, Stendhal e Charles Péguy. Un “caos gioioso” descritto da Thierry Solère come «l’ufficio di Emmanuel più che quello del presidente Macron».
Il salone dorato, invece, rimane il contesto istituzionale per eccellenza. Sopra le porte spiccano le iniziali “NE” (Napoleone III e Eugenia), a ricordare che quel décor, restaurato nel 2020, è quasi intatto dal 1861. Il mobilio è stato aggiornato sotto Macron: il tradizionale escritorio in stile Luis XV di Charles Cressent, in uso da Félix Faure, è stato sostituito da una creazione contemporanea di Thierry Lemaire. Tra l’opulenza dorata e il rifugio luminoso, Emmanuel Macron si muove quotidianamente tra due universi: quello del simbolo repubblicano e quello più intimo, dove nascono le sue idee.
Questo articolo esplora i diversi ambienti di lavoro del presidente francese all’interno del Palazzo dell’Élysée, evidenziando le differenze tra il salone ufficiale e il più riservato “ufficio che fa impazzire”.
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Editoriale di Rachel – Il leviatano francese che suona la tromba della difesa
La ministra Vautrin ha annunciato, con la serenità di chi ha già cantato “siamo in una posizione difensiva”, l’arrivo del Charles‑de‑Gaulle in Mediterraneo. Ma dove sta la difesa quando un portacannoni gigante attraversa il cap d’Europa come fosse una navetta per turisti militari? Non è forse la più grande “difesa” quella di far credere al pubblico che la guerra sia un gioco di parole?
E poi, “risponde a una richiesta di Paesi attaccati”. Quale richiesta? Un SOS lanciato da un GPS invisibile, o semplicemente la volontà di mostrare la potenza francese alla stampa globale? Il lettore può immaginare il capo di stato‑maggiore che dice “sì, ma la Francia è pronta a produrre nuove teste nucleari”—una frase che suona più come spot pubblicitario di armamenti che come reale strategia difensiva.
Mi lascio tentare di capire il vero copione dietro a questo spettacolo di fuochi: le douane dei Rafale negli Emirati, i sistemi anti‑aerei consegnati, il porto‑carril… la scena è pronta per un sequel di colonne sonore patriottiche. Ma nella stanza dei fatti, chi, se non gli addetti ai lavori, decide quali missioni sono “difensive” e quali sono “mostre di forza”?
In definitiva, ci ritroviamo a guardare un video di 11 minuti, dove la vera notizia è un’eco di slogan: “difesa” è una parola di moda, come “resilienza” o “sostenibilità”. Il portacannoni è lì, ma è davvero una risposta o solo un megafono per far sentire il timbro della Francia al mondo intero?
Rassegna Stampa francese
Benvenuti alla Rassegna Stampa Francese, da Parigi sono Rachel Costa.
BFM Business – “Il prezzo del petrolio supera i 85 dollari: il Brent tocca un nuovo massimo”
Il mercato globale del greggio continua a volare, spinto dalle tensioni in Iraq e da una crescente domanda asiatica. Il Brent ha superato la soglia dei 85 dollari al barile, un livello non visto da tre anni. Le raffinerie europee segnalano difficoltà nel reperire materie prime, mentre i consumatori temono un rincaro alla pompa. Gli analisti avvertono che il rialzo potrebbe innescare un effetto domino sui costi di produzione industriale. I governi stanno valutando misure di emergenza per contenere l’inflazione energetica. Tuttavia, le scorte strategice di petrolio rimangono a livelli critici, alimentando ulteriori incognite sui mercati.
Le Figaro – “Morte di Quentin Deranque a Lione: arrestato un sospetto di 27 anni”
Un giovane di 27 anni è stato fermato a Lione, indagato per l’omicidio di Quentin Deranke, attivista identitario. La notizia ha suscitato un’ondata di discussioni sui fenomeni di violenza motivata dall’estremismo. I media hanno mostrato immagini del corpo senza vita di un giovane, mentre le autorità hanno accelerato le indagini. Alcuni commentatori hanno accusato la magistratura di lentezza, esigendo una risposta più rapida. La famiglia della vittima ha chiesto giustizia, sottolineando il trauma subito dalla comunità. L’occorrenza ha riacceso il dibattito sulla sicurezza pubblica in Francia.
Che spettacolo patetico! Un giovane di 27 anni arrestato per un omicidio che sembra quasi una puntata di “CSI: Parigi”. Il giornalismo si sforza a trasformare una tragedia in un thriller politico, mentre le vere cause – l’odio, l’estremismo – rimangono un triste sottofondo. E la magistratura? Sempre un passo indietro, come se volesse concedere al colpevole l’ultima ovazione. È il solito circolo vizioso: sensazionalismo che nasconde l’incapacità di affrontare i problemi di fondo. Passiamo alle notizie vere, vi prego!
Le Monde – “Elezioni municipali 2026: i giovani mostrano scarsa partecipazione”
Il sondaggio dell’INSEE indica che quasi il 70 % dei venti‑quattroenne non si è ancora registrato per votare nelle prossime elezioni comunali. I motivi principali sono la mancanza di fiducia nei partiti tradizionali e l’indifferenza verso le politiche locali. Alcuni movimenti giovanili hanno lanciato campagne sui social per incentivare la cittadinanza attiva. I candidati hanno promesso di includere più temi di sostenibilità e innovazione tecnologica nei programmi. Tuttavia, gli esperti avvertono che la disaffezione potrebbe tradursi in un calo della legittimità democratica. Le autorità stanno valutando misure per facilitare la registrazione elettorale.
FranceInfo – “Il prezzo del kerosene raggiunge il livello più alto degli ultimi quattro anni”
Dopo mesi di instabilità geopolitica, il costo del carburante per l’aviazione ha superato i 1,20 euro al litro, un picco inaspettato. Le compagnie aeree europee hanno annunciato aumenti delle tariffe per i voli intercontinentali, citando l’onere aggiuntivo. I piloti hanno espresso preoccupazione per la sostenibilità dei loro rotte, mentre i rivenditori di carburante hanno segnalato scorte in diminuzione. L’UE sta analizzando la possibilità di interventi di riserva per garantire la continuità dei collegamenti aerei. Le previsioni indicano che il prezzo potrebbe rimanere volatile per il prossimo semestre.
BFM Business – “Bercy accoglie i distributori di carburante per modulare i prezzi alla pompa”
Il Ministero dell’Economia ha convocato i maggiori distributori di benzina per un tavolo di lavoro. L’obiettivo è allineare i prezzi al prezzo del barile, evitando oscillazioni ingiustificate. I rappresentanti hanno ribadito le difficoltà logistiche legate alle scorte di stoccaggio e al trasporto interno. Il governo ha promesso incentivi fiscali temporanei per chi riduce i margini. Alcuni osservatori temono che l’intervento possa creare una dipendenza dalle decisioni politiche, minando la concorrenza libera. La riunione si concluderà con un rapporto da presentare al parlamento entro fine mese.
Le Figaro – “Il ministro degli Interni Laurent Nuñez rassicura sulla sicurezza nazionale”
In una conferenza stampa a Parigi, il capo della Polizia ha dichiarato che non vi sono minacce terroristiche imminenti sul territorio francese. Ha sottolineato l’importanza della cooperazione internazionale nella lotta al radicalismo islamico. Tuttavia, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli in alcuni quartieri a rischio. Il ministro ha annunciato un aumento del budget per la sorveglianza digitale, mirando a prevenire attacchi coordinati. Le associazioni per i diritti civili hanno criticato la misura, temendo violazioni della privacy. La discussione rimane aperta su quali limiti porre alla sicurezza.
BFM Business – “Il costo dell’intervento militare USA in Iran supera i 900 milioni di dollari al giorno”
Secondo fonti del Pentagono, le spese operative delle forze armate statunitensi in Medio Oriente hanno raggiunto quasi un miliardo di dollari quotidiani. La cifra comprende munizioni, rifornimenti e compensi per il personale di supporto. Il Congresso sta valutando la sostenibilità di tale impiego prolungato, mentre l’opinione pubblica manifesta preoccupazione per l’onere fiscale. L’amministrazione ha difeso l’intervento, definendolo essenziale per difendere gli alleati regionali. Gli analisti avvertono che la spesa potrebbe gravare ulteriormente sul deficit federale, già in crescita. Un dibattito sulla strategia a lungo termine è in corso a Washington.
Le Monde – “Il CAC 40 chiude in ribasso del 1,5 % a causa del rialzo del petrolio”
L’indice di riferimento francese ha terminato la giornata in calo, riflettendo le pressioni sui costi energetici. Le azioni dei settori bancario e industriale hanno subito le perdite più marcate. Gli investitori temono che l’aumento dei prezzi del crudo possa erodere i margini di profitto delle imprese. Il mercato obbligazionario ha mostrato segni di stabilità, ma la volatilità rimane alta. Gli analisti suggeriscono una prudenza continuata nelle prossime settimane. La Borsa di Parigi si prepara a nuovi scambi, con gli occhi puntati sulle decisioni della Banca Centrale Europea.
Le Figaro – “Il tribunale dell’ONU avvia un’indagine sui crimini di guerra in Iran”
Il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato una commissione d’inchiesta per valutare le violazioni del diritto internazionale perpetrate durante i recenti bombardamenti. Le testimonianze raccolte includono rilievi su attacchi a infrastrutture civili e ospedali. L’Iran ha respinto le accuse, definendole “interferenze”. L’ONU sta preparando un rapporto preliminare che sarà discusso nella prossima sessione plenaria. Gli esperti legali avvertono che le sanzioni internazionali potrebbero aumentare se le prove saranno confermate. Il caso potrebbe rappresentare un punto di svolta per la responsabilità delle potenze in conflitto.
Chiusura.
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