La Francia inasprisce la lotta contro le piattaforme cinesi con una taxe sui piccoli pacchi. ArcelorMittal sotto pressione con una proposta di nazionalizzazione. Shein finisce in tribunale, mentre Nvidia batte le attese nonostante le posizioni short di Michael Burry – o forse dovremmo dire: in attesa che le posizioni di Burry si dimostrino corrette (https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-economia/bolla-ia-ce-chi-scommette-sul-tonfo-e-aveva-gia-previsto-la-crisi-dei-subprime/
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Non meravigliatevi della foto di copertina sull’articolo relativo a questo notiziario che trovate su francia24.com. Si tratta proprio dei Mittal, in particolare Vanisha, figlia del patron di ArcelorMittal in occasione del suo matrimonio avvenuto al Castello di Versaile. Ma ecco la notizia:
ArcelorMittal Francia: i deputati votano per la nazionalizzazione
Colpo di scena politico in Francia. La commissione Finanze dell’Assemblea nazionale ha approvato una proposta di legge della France Insoumise che chiede la nazionalizzazione di ArcelorMittal Francia “al fine di preservare la sovranita’ industriale della Francia”.
La proposta, depositata il 14 ottobre 2025, arriva dopo l’annuncio del gruppo di eliminare 630 posti di lavoro in Francia lo scorso aprile. I promotori della legge accusano ArcelorMittal di lasciare degradare lo strumento industriale francese, di non investire nella decarbonizzazione nonostante le ingenti sovvenzioni pubbliche ricevute, e di spostare progressivamente la produzione fuori dall’Europa.
Il presidente di ArcelorMittal Francia ha reagito con durezza, definendo “assurda” l’idea di nazionalizzare l’entita’ francese: “ArcelorMittal Francia produce oggi per i suoi clienti in tutta Europa e molto poco per la Francia, perche’ la deindustrializzazione e’ passata di qui”. Secondo lui, isolare l’azienda tagliandola dal gruppo sarebbe un errore strategico.
Al Senato, una proposta simile presentata dai comunisti era stata respinta a fine ottobre. Il dibattito pero’ continua: la siderurgia francese e’ considerata strategica per la transizione ecologica e la sovranita’ industriale, ma gli investimenti necessari alla decarbonizzazione sono enormi e ArcelorMittal sembra sempre piu’ riluttante a impegnarsi.
La Francia tassa i piccoli pacchi: 2 euro per ogni ordine da Shein, Temu e AliExpress
L’Assemblea nazionale ha approvato mercoledi’ 19 novembre la creazione di una nuova taxe da 2 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-europei. La misura, inserita nel disegno di legge di bilancio 2026, e’ stata votata con 208 voti favorevoli contro 87 contrari.
La tassa colpisce direttamente i colossi dell’e-commerce cinese come Shein, Temu e AliExpress, che inondano il mercato europeo con milioni di piccoli pacchi a prezzi stracciati. Il ministro dell’Economia ha sottolineato che questa redevance pour contrôle servira’ a finanziare l’acquisto di scanner per controllare i pacchi e ad assumere nuovi doganieri.
La taxe dovrebbe generare circa 500 milioni di euro all’anno. La Francia, insieme a Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, mettera’ in vigore la misura gia’ dal 1° gennaio 2026, con nove mesi di anticipo rispetto agli altri paesi dell’UE. A livello europeo, i ministri delle Finanze hanno anche approvato la soppressione dell’esenzione dai dazi doganali per i piccoli pacchi, che entrera’ in vigore nel primo trimestre 2026.
Una vittoria per il commercio francese, che da tempo denuncia la concorrenza sleale di questi giganti asiatici che beneficiano di costi di produzione bassissimi e regole ambientali e sociali inesistenti.

Editoriale di Rachel – Due euro per sognare meno veloce
Allora, care lettrici e cari lettori, preparate il portafoglio: dal 1° gennaio 2026 ogni maglietta da tre spicci, ogni paio di calzini fluorescenti e ogni gadget “che-non-sapevi-di-volere” arrivato da Shein, Temu o AliExpress vi costerà due euro in più. Non è il prezzo che sale (quello resta ridicolo), è lo Stato francese che vi manda gentilmente la fattura: «Grazie per aver ordinato dall’altra parte del pianeta, ora paghi anche tu il controllo doganale».
Due euro. Sembra poco, vero? Eppure è una piccola rivoluzione. Per anni abbiamo vissuto nel paese delle meraviglie dell’e-commerce cinese: clic, due giorni, plico, felicità istantanea a prezzo di mortadella. Interi guardaroba rinnovati con lo stipendio di un aperitivo. E nessuno – né noi consumatori né lo Stato – si è mai chiesto chi pagasse davvero il conto: l’ambiente, i lavoratori dell’altra parte del mondo, i negozi di quartiere che chiudevano uno dopo l’altro come fiori appassiti.
Adesso arriva la tassa-ecologica-travestita-da-tassa-doganele, 500 milioni di euro l’anno per comprare scanner e assumere doganieri. Traduzione: lo Stato ha scoperto che può farci sentire virtuosi facendoci pagare. Geniale. Ti danno l’illusione di salvare il pianeta e il commercio locale aggiungendo due euro al tuo pacco di plastica. È il peccato green: paghi l’indulgenza e continui a peccare, solo un po’ più lentamente.
Il bello è che i francesi lo presentano come una grande vittoria contro la “concorrenza sleale”. Certo, perché quando un maglione costa meno del caffè che bevo mentre lo ordino, evidentemente c’è qualcosa che non torna. Ma siamo sinceri: fino a ieri eravamo noi i primi a cliccare “acquista ora”, a riempire il carrello come se fosse un gioco, a vantarci con le amiche di aver trovato “la gonna perfetta a 4,99 € spedizione inclusa”. Ora che ci fanno pagare il biglietto d’ingresso alla festa, strilliamo al furto. Comodo.
Due euro non fermeranno nessuno, lo sappiamo. Shein e compagnia assorbiranno una parte del costo, noi l’altra, e continueremo a ordinare. Solo che adesso lo faremo con la coscienza un po’ più pulita e il portafoglio un po’ più leggero. È la nuova morale francese: consuma pure, ma paga il dazio all’ipocrisia collettiva.

Koan del giorno
Un monaco chiese a Yunmen: «Quando ordino un pacco da oltre il grande mare e arriva in tre giorni, dove va a finire la mia virtù?»
Yunmen rispose: «Nel cestino insieme alla plastica dell’imballaggio».
Un altro monaco chiese a Yunmen: «Se lo Stato mi fa pagare due euro per ogni desiderio veloce, sono finalmente libero dal desiderio?»
Yunmen rise e disse: «No, ora desideri solo che costi meno di due euro».
Il monaco tacque.
Yunmen aggiunse: «Quando smetterai di cliccare “acquista”, allora chiedimi di nuovo della libertà».
Ma passiamo alle altre notizie del giorno.
Shein sotto attacco: il commercio francese fa fronte comune in tribunale
Il gigante cinese della fast fashion Shein si trova ad affrontare una nuova battaglia legale in Francia. Le principali federazioni del commercio francese – dalla grande distribuzione all’abbigliamento, passando per i giocattoli – hanno presentato un’azione collettiva contro la piattaforma.
Le accuse sono molteplici: pratiche commerciali sleali, mancato rispetto delle normative ambientali e sociali, informazioni ingannevoli ai consumatori. I querelanti potrebbero richiedere, per la prima volta grazie a una nuova legge, il pagamento di un'”ammenda civile” da parte del procuratore della Repubblica.
Shein ha gia’ ricevuto quest’anno in Francia tre sanzioni per un totale di 191 milioni di euro per: mancato rispetto della legislazione sui cookie, false promozioni, informazioni ingannevoli e mancata dichiarazione di microfibre plastiche.
La piattaforma e’ anche sotto procedimento giudiziario dopo la rivelazione della vendita di bambole sessuali che assomigliano a bambine e di armi di categoria A.
Il ministro del Commercio Serge Papin ha salutato l’azione collettiva come “una molto buona notizia. Prova che il settore non si lascera’ piu’ fare”. Il presidente del Medef Patrick Martin ha aggiunto: “L’economia francese deve resistere di fronte a modelli che mettono in pericolo i nostri valori e la nostra sicurezza”.
NVIDIA batte le attese nonostante la scommessa ribassista di Michael Burry
Nvidia ha pubblicato mercoledi’ i risultati del terzo trimestre fiscale 2026, superando le aspettative di Wall Street e calmando temporaneamente i timori di una bolla nell’intelligenza artificiale.
Le cifre sono impressionanti: fatturato di 51,2 miliardi di dollari nel trimestre (contro i 54,9 attesi, ma comunque +62% anno su anno), e utile in crescita del 65%. Per il quarto trimestre, Nvidia prevede circa 65 miliardi di dollari di vendite.
Il titolo e’ balzato nelle contrattazioni after-hours, nonostante fosse sceso dell’8% nelle settimane precedenti l’annuncio dei risultati. L’azione Nvidia ha registrato un’impennata del 1.200% negli ultimi tre anni grazie alla corsa all’IA.
Ma non tutti credono nel rally. Michael Burry, il leggendario investitore reso famoso dal film The Big Short per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008, ha scommesso contro Nvidia e altri giganti dell’IA.
Il suo hedge fund, Scion Asset Management, ha divulgato posizioni put (opzioni ribassiste) per un valore nozionale di 187 milioni di dollari contro Nvidia e 912 milioni contro Palantir. Burry avverte di “riconoscimento sospetto dei ricavi” e ritiene che le valutazioni attuali dell’IA siano insostenibili.
Peter Thiel e Masayoshi Son hanno venduto tutte le loro azioni Nvidia. Gli insider delle due società’ hanno venduto azioni per un totale di 9,3 miliardi di dollari negli ultimi due anni.
Nonostante questi segnali d’allarme, il CEO di Palantir Alex Karp ha definito “pazzi” coloro che scommettono contro la sua azienda, definendola “la società’ software piu’ importante d’America”.
Editoriale: Riteniamo invece che Burry avra’ ancora ragione. Al termine di questo notiziario riportiamo un recente articolo che abbiamo scritto per Atlantico che spiega nel dettaglio il motivio della nostra posizione.
Il Mattone Francese Rivede la Luce: Ritorno agli Acquisti dopo la Stasi
Per la prima volta negli ultimi due anni, il mercato immobiliare residenziale in Francia registra un’inversione di tendenza: gli acquisti sono tornati a crescere, un segnale cauto ma significativo di fiducia ritrovata nel settore. L’incremento si concentra soprattutto nelle grandi città come Nantes, Montpellier e Marsiglia, zone che avevano subito pesantemente il calo dei prezzi e l’aumento dei tassi di interesse.
Tuttavia, il quadro è offuscato dalle nuove pressioni fiscali. Milioni di proprietari temono un aumento vertiginoso della Tassa Fondiaria (Taxe Foncière) entro il 2026. La polemica infuria: gli aumenti, che potrebbero colpire fino a 7,4 milioni di alloggi, sono giustificati da un’obsoleta revisione catastale che include nel calcolo anche i “comfort elements” come la presenza di un bagno o l’allaccio elettrico. Parallelamente, l’Assemblea Nazionale ha approvato l’introduzione di una tassa di due euro sui “piccoli pacchi” provenienti dall’esterno dell’Unione Europea, misura destinata a finanziare i controlli doganali e criticata come un onere sulla “consumazione popolare” (riferimento implicito ai colossi dell’e-commerce come Shein)
Massicci Raid Russi sull’Ucraina: Francia Condanna l’Escalation
L’escalation del conflitto in Ucraina preoccupa le cancellerie occidentali dopo i raid russi più intensi degli ultimi mesi, che hanno visto l’impiego di oltre 500 tra droni e missili in una sola notte. Il ministero degli Esteri francese ha condannato con la “massima fermezza” l’attacco, che ha avuto come obiettivo primario le infrastrutture energetiche e ha causato almeno 26 vittime civili, inclusi bambini, nella città occidentale di Ternopil.
Sul fronte diplomatico, le notizie restano confuse. Funzionari militari statunitensi sono a Kiev per colloqui che, secondo alcune indiscrezioni, ruoterebbero attorno a un piano di pace in 28 punti contenente importanti concessioni all’Ucraina. Intanto, l’intelligence britannica ha segnalato un episodio preoccupante ai confini NATO, dove la nave spia russa *Yantar* avrebbe puntato laser contro i piloti della RAF che la stavano monitorando, un gesto definito “pericoloso” e che innalza il livello di allerta militare nella regione del Mar Baltico.
Marsiglia, Narcotraffico: I Ministri a Colloquio con la Famiglia Kessaci
Dopo l’omicidio del giovane Mehdi Kessaci, vittima della spirale di violenza legata al narcotraffico, il Ministro dell’Interno Laurent Nunez e il Guardasigilli Gérald Darmanin si recheranno oggi a Marsiglia per fare il punto sulla lotta alla criminalità organizzata e incontrare la famiglia del ragazzo. L’assassinio ha riacceso i riflettori sulla crisi sociale che sta lacerando la città, spingendo Amine Kessaci, fratello della vittima e noto attivista anti-droga, a dichiarare con dolore: “Mio fratello è in questa bara al posto mio”.
Il dibattito si è allargato alla sfera sociale. Il Presidente Emmanuel Macron ha lanciato un’accusa mirata e controversa, stigmatizzando i “borghesi dei centri cittadini” che, con il loro consumo, “talvolta” finanziano la piaga del narcotraffico. Nel frattempo, i sindaci francesi, disarmati di fronte alla violenza che ormai non risparmia nemmeno i quartieri tranquilli, chiedono al governo poteri straordinari, preoccupati dall’allarmante radicamento sul territorio di veri e propri “cartelli messicani”.
Emergenza Povertà in Francia: Reddito Medio dei Più Fragili Crollato del 14%
Il rapporto annuale di Secours Catholique lancia un grido d’allarme sulla crescente povertà in Francia. L’indagine rivela che i nuclei familiari più fragili stanno precipitando in una condizione di miseria estrema e la loro situazione è drammaticamente peggiorata nell’ultimo decennio. Il reddito medio mensile dei beneficiari dell’associazione è sceso a soli 565 euro, in netto calo rispetto ai 658 euro di dieci anni fa. L’associazione sottolinea come l’inasprimento delle condizioni per l’accesso ai titoli di soggiorno stia esacerbando la situazione per i cittadini di nazionalità straniera, spingendo un numero sempre maggiore di persone sotto la soglia di povertà assoluta.

Benvenuti al Meteo di Francia24 e Centrale Milano per giovedì 20 novembre 2025, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz.
Parigi, giornata gelida e instabile: temperature ben sotto la media
Il cuore dell’Île-de-France si sveglia in pieno inverno, con una morsa di freddo artico che attanaglia la capitale. Secondo il bollettino aggiornato da Alexis Vandevoorde alle 03:45, le temperature massime faticheranno a superare i 6 gradi, con minime che toccheranno i 3 gradi. La percezione, a causa dei venti da Ovest e Nord-Ovest, sarà vicina allo 0. La previsione è classificata come molto affidabile.
La mattinata sarà caratterizzata da un cielo molto nuvoloso con deboli precipitazioni intermittenti, sebbene il rischio pioggia (attestato al 50%) sia in graduale attenuazione. L’indice UV si mantiene a livelli minimi (0). La svolta arriva nel pomeriggio: le nuvole tenderanno a farsi meno compatte, lasciando spazio a schiarite sempre più ampie. I venti soffieranno moderati, con raffiche fino a 30 km/h. La sera e la notte vedranno ancora un cielo molto nuvoloso, con temperature in ulteriore calo verso 1 grado.
Milano, residui piovosi al mattino: freddo in Lombardia
Anche il capoluogo lombardo non sfugge all’ondata di maltempo e freddo intenso. Le previsioni di 3Bmeteo, con un’attendibilità dichiarata tra l’80% e il 90%, indicano una giornata nettamente sotto le medie stagionali. Le temperature oscilleranno tra i 5 e i 10 gradi, con una anomalia negativa di circa 5 gradi rispetto alla norma climatica di questo periodo.
Nelle prime ore del giorno sono attesi cieli molto nuvolosi con deboli piogge intermittenti (stimati 0.7mm di accumulo), in particolare sulle basse pianure occidentali. Il fenomeno sarà di breve durata: già dal pomeriggio si assisterà a un rasserenamento generalizzato, con nubi sparse e un cielo che diverrà poco nuvoloso verso sera. Lo zero termico, indice della quota neve, si attesta sui 1166 metri, tipico di condizioni invernali. I venti saranno deboli al mattino (Nord-Nordovest) e moderati da Ovest nel pomeriggio. Nessuna allerta meteo attiva.
Prospettive a 15 giorni: gelo persistente e weekend di tregua asciutta
L’analisi del quadro meteorologico paneuropeo suggerisce che l’aria fredda di matrice artica manterrà la sua presa sull’area franco-italiana per gran parte della prossima quindicina.
A Milano, dopo i rovesci previsti per la mattinata di oggi e una debole pioggia attesa per domani, venerdì 21, si prospetta un weekend asciutto ma glaciale, con massime che non supereranno i 10 gradi e minime che scenderanno a -1 e -2 gradi (sabato e domenica). A Parigi, il fine settimana sarà il più freddo da gennaio, con massime di 4 gradi e minime che raggiungeranno -1 grado sabato 22 novembre. Le condizioni si manterranno stabili e asciutte, ma il clima resterà rigido, con ampie schiarite che non basteranno a mitigare il gelo.
L’editoriale di Rachel Piove, non un’emergenza.
Quanti titoli abbiamo letto in questi giorni sul “collasso artico” e il “burian invernale” che avrebbe paralizzato mezza Europa? La solita retorica del disastro, sbandierata da testate che evidentemente non sanno più cosa inventarsi per giustificare un clic. La realtà, guardando i dati, è ben diversa: sì, fa freddo—siamo a novembre, signori!—ma le previsioni ci indicano un miglioramento del cielo già dal pomeriggio di oggi, sia a Parigi che a Milano.
E non parliamo della fissa per l’allarmismo climatico. Ogni volta che si scende sotto la media stagionale, ecco il coro degli esperti che urla all’anomalia da cinque gradi sotto zero rispetto agli ultimi quindici anni. Ma un’oscillazione del genere non è il ‘segno della fine’ né giustifica la caccia alle streghe giornalistica. Basterebbe un minimo di serietà per capire che l’inverno è arrivato, e che il vero scandalo non sono i 3 gradi di minima, ma la superficialità con cui si continua a vendere paura invece di informazione. La “molto affidabile” previsione odierna ci dice: piove un po’ la mattina e poi esce il sole. Dove sta l’emergenza nazionale?.
The Big Short.
E come promesso ecco l’articolo che abbiamo pubblicato su Atlantico il giorno 18 novembre:
Partiamo dal titolo del film: quello italiano, La Grande Scommessa, era fuorviante. L’originale corretto era The Big Short: vuole dire grande vendita allo scoperto. Quella di Michael Burry non era certo una scommessa, piuttosto un’analisi precisa e totalmente contrarian della situazione del mercato dei mutui che gli permise di prevedere già nel 2005 il collasso dei subprime che sarebbe avvenuto tra il 2007 e il 2008.
Dai subprime alla bolla IA
Chi ha visto il film o letto il libro conosce la vicenda: Burry era corretto nelle analisi, ma troppo in anticipo. Negli anni prima del crollo i suoi investitori, vedendo i loro conti sanguinare mentre i prezzi delle case continuavano a salire, si ribellarono. Minacciarono cause legali. Richiesero rimborsi.
FBI e IRS avviarono indagini per capire se Burry stesse conducendo una frode elaborata, perché sicuramente nessuna persona razionale avrebbe mantenuto tali posizioni, né avrebbe potuto pensare che il mercato sarebbe crollato.
Burry ha sopportato cali del 18 per cento mentre il mercato cresceva. Ha ricevuto minacce di morte. Il suo matrimonio ne ha sofferto. Ma quando la crisi è finalmente arrivata ha raccolto 100 milioni di dollari personalmente, mentre il suo fondo ha fatto guadagnare a chi era rimasto il 489 per cento. E poi ha chiuso tutto.
Ora, 17 anni dopo, il pattern si ripete con una precisione inquietante. Questa volta nel settore della IA. Dove, come sappiamo, aziende come NVidia e Palantir hanno valutazioni stratosferiche. Ad esempio, Palantir viaggia oggi con price-to-earnings (P/E) oltre a 200 (qui). In altre parole, alla chiusura di venerdì il mercato stava pagando 220 dollari per ogni 1 dollaro di utili annui per azione. Una follia. Così come follia ci appaiono le critiche (proprio a Burry) del ceo Alex Karp, tutte da leggere (qui sul sito di Cnbc).
Cassandra Unchained
Ma cosa ha detto – anzi fatto – Burry? Questo il post su X di Burry (il cui handle è Cassandra Unchained) datato 12 novembre 2025. Dice: “io allora e oggi: (alla fine) ha funzionato, funzionerà”.

Il personaggio della foto ovviamente è l’ottimo Christian Bale che interpretava Burry in The Big Short. Dunque, Burry ha recentissimamente acquistato 50.000 contratti di opzioni put su Palantir Technologies, dandogli il diritto di vendere allo scoperto 5 milioni di azioni a 50 $ entro gennaio 2027.
Con Palantir quotata a 184 $, rappresenta la previsione di un crollo del 73 per cento di una delle aziende più celebrate dell’Intelligenza Artificiale. Il costo? Precisamente 9,2 milioni di dollari in premio, o 1,84 $ per contratto.
Cerchiamo di spiegare con un’analogia. Immaginiamo di pagare qualcuno per un “biglietto” che ci dà il diritto di vendere le azioni di un’azienda a un prezzo fisso, qualunque sia il valore di mercato. Ebbene, Burry ha appena acquistato 50.000 di questi biglietti (chiamati “opzioni put”) su Palantir Technologies. Ogni biglietto pagato 1,84 dollari gli dà il diritto di vendere, entro gennaio 2027, 5 milioni di azioni a $50 ciascuna.
Quanto vale oggi Palantir sul mercato? $184 per azione. In altre parole, Burry pensa che quel valore sia gonfiato e che il tempo gli darà (di nuovo) ragione. Per essere più precisi, pensa che il prezzo sia gonfiato di almeno il 73 per cento (e sottolineiamo almeno).
Per quanto riguarda invece NVidia, il 16 novembre Burry ha pubblicato questo grafico:

Dietro la narrazione trionfale
Leggendolo con calma si comprende quanto vuol dirci. In piena bolla tecnologica, come quella che stiamo vivendo oggi, le grandi aziende gonfiano a dismisura i propri investimenti in capitale (CapEx) per mostrare al mercato di essere proiettate verso il futuro. Esattamente come in passato.
Dietro la narrazione trionfale dell’“innovazione”, però, una fetta consistente di quei miliardi serve soltanto a sostituire hardware dalla vita brevissima o apparecchiature acquistate troppo presto e già obsolete. I chip per l’Intelligenza Artificiale, come gli H100 di Nvidia, perdono secondo molti valore competitivo in appena 12-18 mesi: un ciclo di obsolescenza mai visto prima in nessuna infrastruttura tradizionale. Per inciso secondo molti, ma non secondo Google, quantomeno non per gli equivalenti Google degli H100 che si chiamano TPU.
In ogni caso, le società che stanno investendo oggi in IA continuano a trattare questi asset come se durassero dai tre ai cinque anni, semplicemente perché le norme contabili lo permettono. Il risultato è che l’ammortamento dichiarato resta artificiosamente basso.
E non basta: se non ci saranno sviluppi tecnologici importanti e se gli americani non adotteranno la strategia cinese (che in qualche modo riesce a ottenere risultati eccellenti con modelli ridotti) questi nuovi datacenter continueranno come oggi a essere enormi consumatori di energia. Con la conseguenza di margini operativi decisamente ridotti e critici. Anche se – va specificato – il costo dell’inferenza (l’interazione con gli utenti) può anche essere abbassato (o annullato) utilizzando i device degli utenti stessi (come gli iPhone dotati degli ultimi processori).
La scommessa di Burry
Per sua stessa affermazione – ma soprattutto da documenti ufficiali depositati alla SEC – per ottenere questi 50.000 biglietti ha pagato $9,2 milioni, ovvero $1,84 per ogni contratto. Il potenziale ritorno se Palantir si avvicina allo zero? 240,8 milioni di dollari. Un payoff di 26‑a‑1 su ciò che equivale ad un Armageddon finanziario per il settore AI.
Ma non basta, c’è un colpo di scena, questo:

Il 13 novembre Burry ha chiuso il suo hedge fund, Scion Asset Management, dichiarando di liquidare i fondi e restituire il capitale, salvo una piccola trattenuta fiscale. Promettendo in un tweet oscuro nuovi sviluppi per il giorno 25 di novembre.
Ciò che rende dunque differente l’investimento in put da ogni altra scommessa ribassista tech è che questa volta il nostro eroe non aspetta di essere dimostrato corretto. Ha piazzato le sue scommesse, se n’è andato dalla tavola, e ha restituito il suo fondo per evitare la guerra psicologica che lo aveva quasi distrutto l’ultima volta che aveva avuto ragione. Come abbiamo trovato scritto da parte di un’importante blogger: questa non è una strategia di investimento. È la profezia di un uomo che non vuole più guardarla svolgersi.
Chiusura.
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On line, su Telegram e Mastodon, su tutti gli smart speaker e in onde medie, questa e’ Radio Nizza con Centrale Milano 1575 chilocicli. Linea a Milano.
