Ricordate la richiesta dei “Pieni Poteri” di Salvini, nel 2019?
Ebbbene in Francia potremmo essere allo stesso punto, con la differenza che chi li chiede ha la carica non di ministro ma di Presidente della Repubblica.
Abbiamo raccontato ieri di come, da Edouard Philippe a Christian Estrosi, tanti, tantissimi politici di spicco francesi abbiano chiesto ieri le dimissioni del presidente della Repubblica Macron. Richiesta motivata dalla sua incapacità di andare oltre, di nominare un primo ministro non necessariamente del suo partito e che abbia qualche possibilità di successo.
Ma – e questa è la notizia di oggi – pare che lui stia pensando a un articolo della Costituzione che non conoscevamo, il numero 16.
Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per mercoledì 8 ottobre, in streaming, podcasting e in Onde Medie 1575 kHz.
Ecco dunque la notizia:
E se Emmanuel Macron ricorresse all’articolo 16?
E se Emmanuel Macron facesse ricorso all’articolo 16? Questo articolo della Costituzione conferisce al presidente della Repubblica poteri eccezionali in tempo di crisi. Tuttavia, il suo ricorso è soggetto a condizioni precise.
Le disposizioni dell’articolo 16 “istituiscono un periodo temporaneo di concentrazione dei poteri legislativo ed esecutivo nelle mani del presidente della Repubblica, destinato a salvaguardare la democrazia e a ristabilire il funzionamento dei poteri pubblici nel più breve tempo possibile“, si legge sul sito vie-publique.fr. In altre parole, quando un presidente attiva l’articolo 16, si dota di poteri molto estesi. In modo un po’ abusivo, si riassume dicendo che si dota dei “pieni poteri”.
“Può così prendere misure che rientrano normalmente nelle competenze del Parlamento o esercitare il potere regolamentare senza sollecitare il controfirma del Primo ministro e dei ministri“, spiega il Consiglio Costituzionale, ma “sebbene considerevoli, i poteri eccezionali del presidente della Repubblica conoscono alcuni limiti”.
Ad esempio, l’articolo 16 non permette al Presidente di sciogliere l’Assemblea nazionale, né di proibire al Parlamento di riunirsi o di intraprendere una revisione della Costituzione. Inoltre, tutte le decisioni prese dal presidente in virtù di questo articolo devono essere sottoposte al Consiglio Costituzionale, che controlla anche la durata dell’esercizio di questi poteri. Dopo 60 giorni, il Consiglio deve verificare se le due condizioni necessarie per l’esercizio dell’articolo 16 sono ancora riunite.
Le condizioni di ricorso all’articolo 16 sono così eccezionali che è stato attivato solo una volta nella storia della V Repubblica, dal 23 aprile al 29 settembre 1961, dal generale de Gaulle dopo il putsch dei generali in Algeria. Due condizioni sostanziali devono infatti essere soddisfatte: da un lato, una minaccia “grave e immediata” alle istituzioni della Repubblica, all’indipendenza della Nazione, all’integrità del suo territorio o all’esecuzione dei suoi impegni internazionali; dall’altro, un’interruzione del “funzionamento regolare dei poteri pubblici costituzionali”. Formalmente, per ricorrere all’articolo 16, il presidente deve consultare ufficialmente il Primo ministro, i presidenti delle assemblee (cioè il presidente dell’Assemblea nazionale e del Senato) nonché il Consiglio Costituzionale. Deve anche informare la Nazione con un messaggio sull’attuazione dei poteri eccezionali, come fece il generale de Gaulle il 23 aprile 1961 in un’allocuzione televisiva.
Le condizioni non soddisfatte per Emmanuel Macron
I costituzionalisti intervistati da franceinfo sono categorici: non ha “alcun senso” immaginare un ricorso all’articolo 16 da parte di Emmanuel Macron in questo periodo di crisi politica. “Nessuna delle ragioni che permettono di utilizzare l’articolo 16 è riunita”, liquida Didier Maus, professore di diritto costituzionale all’università di Aix-Marseille. “Non c’è nemmeno l’inizio di un motivo per utilizzare l’articolo 16”, dichiara Didier Maus a franceinfo. “Non c’è ovviamente una crisi esterna e sul piano interno, i poteri pubblici funzionano normalmente. Il Parlamento si riunisce. Il governo, se non governa, è perché non ha una maggioranza. Il presidente della Repubblica presiede.
Eppure la motivazione “impossibilita’ di esecuzione degli impegni internazionali” a noi pare potrebbbe essere chiamata: uno degli impegni e’ infatti la presentazione all’Europa della legge finanziaria, legge che neppure e’ in fase di discussione (N.d.R.)
Siamo in una crisi politica, non in una crisi che attacca l’esistenza stessa della Francia”, conclude il professore. E di concludere: “Ne usciremo da questa crisi politica. Non sappiamo quando, non sappiamo come, ma ne usciremo”.
Avranno ragione i costituzionalisti di FranceInfo o le voci di corridoio ? Spazio al commento di Rachel.

Pieni poteri o piena finzione? L’articolo 16 come jolly costituzionale
Oh, cari amici, rieccoci a sfogliare il copione di una commedia politica che sembra scritta da un autore con un debole per i colpi di scena improbabili. Ricordate Matteo Salvini, nel 2019, che invocava i “pieni poteri” come un mago che tira fuori il coniglio dal cappello, pronto a governare con la bacchetta magica? Ebbene, in Francia stiamo per assistere a un sequel transalpino, con la sola differenza che stavolta il protagonista non è un ministro ambizioso, ma il presidente in persona, Emmanuel Macron. Sì, proprio lui, il golden boy delle istituzioni, che – a quanto sussurrano i corridoi dell’Eliseo – starebbe occhieggiando l’articolo 16 della Costituzione, quel reliquiario polveroso di poteri eccezionali nato per crisi apocalittiche, non per un semplice intoppo parlamentare.
Da Nizza, con il suo mare che lambisce placido le spiagge e zero segnali di putsch in arrivo, la faccenda suona come una barzelletta raccontata a cena. Ieri, un coro bipartisan – da Edouard Philippe a Christian Estrosi, passando per chissà quanti altri nomi illustri – ha chiesto le dimissioni di Macron, stanco della sua ostinazione a non nominare un primo ministro che non sia un clone del suo ego. E oggi? Voce di corridoio: lui medita di attivare l’articolo 16, quel mostro giuridico che concentra legislatura ed esecutivo nelle sue mani, permettendogli di legiferare senza troppi convenevoli parlamentari. Peccato che, come ci rammentano i costituzionalisti di franceinfo con la pazienza di maestri elementari, le condizioni per sbloccare questa cassaforte sono più rare di un unicorno: serve una minaccia “grave e immediata” alle istituzioni o un’interruzione totale del funzionamento pubblico. Altro che crisi politica da logoramento – qui il Parlamento si riunisce, il governo zoppica per mancanza di maggioranza, e Macron presiede come se niente fosse. “Nessuna ragione, nemmeno l’ombra di una”, tuona Didier Maus dall’università di Aix-Marseille. E de Gaulle? L’ha usato una volta sola, nel ’61, contro un golpe vero, non contro un’astensione record alle urne.
Ma ecco il bello: e se i corridoi avessero ragione, e i saggi del diritto torto? In fondo, in politica, la realtà è quel che si racconta meglio, non quel che è. Macron che si autoincorona salvatore con poteri “eccezionali” (ma limitati, eh, niente scioglimento dell’Assemblea o divieto di riunioni) suonerebbe come un’eco perfida di Salvini: pieni poteri per tutti, purché siano i miei.

Koan del giorno
Un monaco chiese al saggio: “Se il presidente invoca poteri che concentrano il cielo e la terra nelle sue mani per salvare la nazione da una tempesta invisibile, dove dimora la vera crisi che li giustifica?”
Il saggio rispose: “La crisi non è il vento che scuote le foglie, ma la radice che si spezza nel suolo nascosto. I poteri sono come un ponte eretto sul fiume in secca: attraversalo, e scoprirai che l’acqua non minaccia più l’argine, ma solo l’illusione di chi lo ha costruito.”
Il monaco, turbato, insistette: “E se la tempesta è solo un’ombra politica, un’assemblea divisa e un governo zoppicante, mentre i veri guardiani della legge gridano che nessuna minaccia grave aleggia, quale ponte allora reggerà il peso del salvatore?”
Il saggio replicò: “Il ponte non regge se il fiume è assente; esso crolla sotto il suo stesso arco, rivelando il guado naturale che era lì da sempre. I poteri eccezionali sono echi di un tuono lontano: ascolta il silenzio che segue, e troverai la nazione intatta, non nel decreto del presidente, ma nel respiro collettivo che lo precede e lo dissolve.”
Bilancio 2026: La Francia può affrontare la sfida con un governo dimissionario?
L’interrogativo sul bilancio statale per il 2026 si fa sempre più pressante a Parigi, specialmente ora che la Francia si trova con un Primo Ministro e un governo dimissionari. La questione centrale è se, in un clima di incertezza politica acuta, l’esecutivo uscente abbia la legittimità e gli strumenti per delineare e far approvare un piano finanziario così cruciale. Gli analisti temono che questa situazione possa portare a ulteriori ritardi o a decisioni provvisorie, con possibili ripercussioni sulla stabilità economica del Paese.
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Probabilita’ che Macron indica elezioni anticipate
Riforma delle pensioni: Borne apre alla sospensione, la sinistra esulta
In un inatteso sviluppo politico, l’ex Primo Ministro Élisabeth Borne si è detta favorevole a una “sospensione” della controversa riforma delle pensioni, almeno fino alla prossima elezione presidenziale. Questa dichiarazione ha scatenato un’ondata di reazioni positive da parte della sinistra e dei sindacati, che la interpretano come un “risveglio positivo” e un’apertura al dialogo. La proposta potrebbe rappresentare un tentativo di allentare le tensioni sociali e trovare un terreno comune in un panorama politico frammentato, anche se restano da definire le modalità e le condizioni di tale sospensione.
Crisi di governo: un Premier di sinistra per scongiurare la sfiducia?
Nel vortice dell’attuale crisi politica francese, emerge l’ipotesi di un Primo Ministro di sinistra come via per evitare una nuova, umiliante mozione di sfiducia al governo. Il Partito Socialista, in particolare, invoca a gran voce una coabitazione con il Presidente Emmanuel Macron, nel tentativo di scongiurare lo scenario di una nuova dissoluzione del Parlamento. Tuttavia, un tale scenario dipenderebbe in larga misura dalla “clemenza” e dalla disponibilità dei deputati macroniani a sostenere un esecutivo a trazione socialista, una prospettiva che, pur essendo “l’unica cosa che non abbiamo provato”, si presenta carica di incognite e potenziali spaccature interne.
Mercati: l’oro sfonda la soglia dei 4.000 dollari l’oncia
L’oro ha raggiunto un nuovo record storico, superando per la prima volta i 4.000 dollari l’oncia questa mattina. Il metallo giallo, considerato un bene rifugio per eccellenza, beneficia di un mercato finanziario sempre più nervoso, tormentato dalle incertezze geopolitiche, dalla paralisi di bilancio negli Stati Uniti e dalla crisi politica in Francia. L’impennata del prezzo dell’oro a 4.001,11 dollari (circa 3.442 euro) alle 4 del mattino testimonia la crescente sfiducia degli investitori verso asset più rischiosi e la ricerca di stabilità in un panorama economico globale in ebollizione.
Vendée Globe: Charlie Dalin vince con il cancro
Una storia di resilienza e coraggio giunge dal mondo della vela: Charlie Dalin, il velista francese vincitore dell’ultimo Vendée Globe, ha rivelato di aver affrontato la durissima regata in solitaria e senza scalo attorno al mondo, durata quasi 65 giorni, mentre era in cura per una rara forma di cancro all’intestino. La notizia, resa pubblica dal navigatore che ora è costretto a una pausa forzata dalla carriera per continuare la sua battaglia, ha commosso il mondo dello sport e non solo. Un esempio di forza d’animo che va oltre ogni impresa sportiva.
Chiusura
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