Ricordando il terremoto dell’Irpinia

Di Redazione Nizza24
23 Nov 2020

Il terremoto del 23 novembre 1980 produsse un boato sordo e terrificante che ancora oggi, a 40 anni di distanza, genera brividi e angoscia. Quella sera, alle 19:34 una forte scossa, lunga 90 interminabili secondi, sconvolse l’Appennino campano e lucano e causò 2914 morti e 8850 feriti, oltre che la distruzione di migliaia di paesi e città.

Quel tonfo spaventoso fu fermato su nastro magnetico da un ragazzo di Lioni, in provincia di Avellino, che stava registrando una canzone dalla radio:

Quel sisma causò un’accelerazione dell’emigrazione dai paesini montani, che già soffrivano lo spopolamento, e alcune persone negli anni seguenti arrivarono a Nizza, ad esempio da Senerchia, un bellissimo paese irpino.

Di quel disastro abbiamo tantissime fotografie, ma una delle immagini più iconiche è la prima pagina del Mattino di Napoli del 26 novembre 1980 che, a sua volta, ispirò Andy Warhol per una delle sue realizzazioni più celebri.

Dopo il sisma, il grande gallerista Lucio Amelio chiese un’opera ai suoi amici artisti di tutto il mondo; amici come Warhol, appunto, ma anche Keith Haring, Jannis Kounellis, Gilbert & George, Robert Mapplethorpe, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Ernesto Tatafiore.

Negli anni si formò una collezione che prese il nome di “Terrae Motus”, patrimonio stabile della Reggia di Caserta dal 1994.
Per non dimenticare, e per non smettere mai di fare presto.