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Alluvione in Costa Azzurra, 4 anni fa il disastro

2 Ott , 2019  

Alluvione in Costa Azzurra

L’alluvione in Costa Azzurra del 2015 fece 20 morti e danni per un ammontare di 600 milioni di euro.

Verso le 14 del 3 ottobre le Bouches-du-Rhône vengono flagellate da una tempesta dalla forza distruttrice che metterà in ginocchio gli abitati di Cannes, Vallauris, Biot, Mandalieu-la-Napoule e Antibes.

In occasione del primo anniversario della tragedia, il nostro editorialista Giovanni Gugg scriveva sul suo blog: “L’impressione e il clamore furono internazionali specie sui giornali italiani: una cosa del genere era “impensabile” in una delle zone più ricche e celebrate d’Europa”.

E ancora, evidenziava Gugg: ”  Un disastro di dimensioni tali che, pochi giorni dopo, il governo nazionale riconobbe lo stato di catastrofe naturale”.

Anche Nizza fu colpita dalle piogge torrenziali ed ecco in questo video girato dallo stesso Gugg la situazione dalle parti della Tête Carrée.

In questi giorni nei vari comuni colpiti dall’alluvione in Costa Azzurra vengono ricordate le vittime con diverse cerimonie in programma, tra cui quella di Cannes il 3 ottobre alle ore 12 in presenza del sindaco David Lisnard 12h al Monument aux mort del municipo.

A questo link invece vi proponiamo la lettura integrale della cronaca del nostro editorialista di quelle terribili ore.


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Nice Cinémapolis: 123 anni di cinema a Nizza

13 Ago , 2019  

Nice Cinemapolis, una delle locandine in mostra

“Nice Cinémapolis” è la mostra che racconta oltre un secolo di cinema prodotto e visto a Nizza.

Infatti l’esposizione di manifesti, oggetti di scena, costumi, documenti d’epoca racconta la settima arte non solo dal punto di vista di chi la fa ma anche di chi la guarda, creando un percorso parallelo dedicato alle sale storiche della città.

All’interno della meravigliosa villa Masséna, sede del Musée Masséna scrigno della memoria nizzarda da Napoleone alla Belle Époque, il percorso espositivo procede in ordine cronologico dai fratelli Lumière (con la proiezione di uno spezzone del 1901 in cui si vede la Jetée-Promenade) alla più recentissima serie americana “Riviera”.

Un proiettore in mostra nella prima sala.

Già dall’epoca dei pionieri del cinema Nizza non è solo un set occasionale ma la città diventa modello di produzione cinematografica, ispirandosi alla filiera americana di Hollywood.

Il progetto di un edificio sulla Promenada che ospitava una sala cinematografica, oggi invece d’è una nota discoteca.

Con le sue colline, i fiumi, le spiagge, le ville, le palme e l’esposizione alla luce della Costa Azzurra qui si creano le condizioni affinché questa diventi la California di Francia: nel 1930 di contano ben sei studios, compresa la Victorine sorta sull’omonima collina nel 1919.

La Victorine che ha appena compiuto cent’anni era, ed è ancora, un centro di produzione con teatri di posa, laboratori scenografici, sartorie, magazzino materiali, uffici ospitati all’interno di loft industriali progettati da Édouard-Jean Niermans, lo stesso architetto dell’hotel Negresco.

I primi titoli prodotti negli anni del muto a Nizza.

Ma veniamo ai titoli delle opere girate nella “baia des Anges” e che sono diventati cult appartenenti a tutti i generi e a tutte le epoche della cinematografia mondiale.

Attraverso le otto sale di “Nice Cinemapolis” troverete testimonianze di pellicole come “La Montée vers l’Acropole” (René Le Somptiere, 1920), “Shéhérazade” (Alexandre Volkoff, 1927), “Les pirates du rail” (Christian-Jaque, 1937), “Les Enfants du Paradis” (Marcel Carné, 1945), “Le Mystère Picasso” (Henry-Georges Clouzot, 1955), “Lady L.” (Peter Ustinov, 1964), “La nuit américaine” (Francois Tuffaut, 1972), “Le diamant du Nil” (Lewis Teague, 1985), “À propos de Nice, la suite” (collectif, 1994), “Magic in the Moonlight” (Woody Allen, 2013)

Uno dei ciak utilizzati per “Il conte di Monte Cristo” di Claude Autant-Lara del 1961.

Per ciascun film in mostra troverete il manifesto originale, lettere che documentano le fasi produttive, un oggetto sopravvissuto nel tempo, dei riferimenti precisi ai luoghi di Nizza e della Costa Azzurra dove la storia è stata girata.

“Nice Cinémapolis” è l’esposizione più importante ma in contemporanea ce ne sono altre in città che raccontano il legame tra Nizza e il cinema tra cui vi segnaliamo “Le diable au corps. Quand l’Op Art électrise le cinéma” al Mamac e non lontano dagli studi della Victorine agli Archives municipales de Nice c’è “Martine Carol & Lola Montès” (storia del set ospitato nel 1955 dentro villa Les Palmier, attuale sede degli archivi municipali).

“Nice Cinémapolis” resterà aperta fino al 30 settembre 2019, il biglietto di ingresso costa 10 euro e comprende la visita al museo Masséna e l’ingresso al Mamac.

Trovate tutte le informazioni pratiche sui 123 anni di cinema a Nizza sul sito cinema2019.nice.fr.

“Martine Carol & Lola Montès”
a villa Les Palmier

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Attentato di Nizza, c’è un’altra vittima

14 Giu , 2019  

Attentato di Nizza

Si chiamava Tahar Mejri, aveva 42 anni, ed è morto di dolore: da tre anni soffriva in modo insostenibile, da quando, il 14 luglio 2016, sua moglie Olfa e suo figlio Kylan (3 anni) furono uccisi sulla Promenade des Anglais di Nizza da un terrorista. Un attentatore di cui ci si è dimenticati il nome più o meno scientemente: Mohamed Lahouaiej-Bouhlel.

Il cuore di Tahar si è fermato ieri, giovedì 13 giugno, ma era andato in frantumi quella sera. Da allora non era riuscito a rialzarsi, nessuno era riuscito a sostenerlo; né gli psicologi, né i religiosi, né le istituzioni.

Anzi, aveva subito ulteriori pesi, perché a Nizza è in atto una rimozione dall’alto di tutto quel che è avvenuto. Le associazioni delle vittime sono in un limbo disorientante: ascoltate dalle autorità, eppure sistematicamente ignorate.

E poi c’è la sparizione di quel che resta dopo un trauma immenso: i peluche sono chiusi in 90 scatole depositate in uno scantinato, le lettere e i messaggi sono stropicciati in una cassetta umida (e nessuno può accedervi, neanche gli studiosi), il memoriale è ancora provvisorio e relegato fuori dalla Prom’, i fiori che imperterriti i parenti delle vittime continuano a depositare vengono immediatamente rimossi dalla nettezza urbana.

Penso a Tahar, morto di crepacuore a 42 anni, vittima anche lui di quel terrorista spietato, e poi ulteriormente consumato dal silenzio e dalla solitudine di una città che fa baldoria per milioni di turisti. Altroché “Non mi avete tolto niente / Questa è la mia vita che va avanti / Oltre tutto, oltre la gente”, come recitava una canzone sbagliata, fuorviante e falsa di un anno fa. Tahar non aveva ancora un luogo in cui piangere, né dove fare disegni per il suo bambino.

(Editoriale di Giovanni Gugg. Potete leggere qui il suo articolo uscito all’indomani dell’attentato: Frontierenews.

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