Francia 2020: la crisi sanitaria

Di Redazione Nizza24
25 Dec 2020

La Francia nel 2020 – Inizia il percorso di Radio Nizza indietro nel tempo per riepilogare i fatti di un anno che passerà alla storia. Dopo la puntata zero di ieri, ecco la numero uno, a cura di Giovanni Gugg, docente di Antropologia Urbana a Napoli e ricercatore a Parigi.

Durante la prima ondata di Covid19, il presidente francese Macron ha tenuto quattro allocuzioni, cioè discorsi alla nazione: il 12 marzo per assicurare che dopo tre giorni le elezioni municipali si sarebbero regolarmente tenute; il 16 marzo per annunciare l’inizio del confinement il giorno dopo; il 13 aprile per fare il punto della situazione e per presentare le tappe delle prime riaperture previste dall’11 maggio; il 14 giugno per spiegare come il déconfinement sarebbe stato accelerato e quali strategie sarebbero state seguite per uscire “definitivamente” dalla crisi sanitaria ed economica.

In particolare, il discorso del 16 marzo è stato solenne e drammatico in cui Macron ha ripetuto per ben sei volte “Siamo in guerra sanitaria” contro un nemico invisibile, il nuovo coronavirus. Nel suo intervento, il presidente ha annunciato il passaggio allo stadio 3, che prevedeva l’applicazione di alcune misure restrittive dello stesso tipo di quelle già adottate dall’Italia alcuni giorni prima. In particolare, dal 17 marzo le frontiere francesi – in accordo con gli altri Paesi dello spazio Schengen – sono state strettamente controllate, ma i francesi all’estero sono potuti rientrare; gli spostamenti in città sono stati fortemente ridotti, per non dire vietati, perché sono state previste sanzioni per le violazioni; sono state sospese tutte le riforme del governo, compresa quella delle pensioni, per cui il Parlamento per due mesi si è occupato pressoché solo dell’emergenza sanitaria; lo Stato ha stanziato fondi di sostegno ai più fragili e per salvare l’economia.

Il deconfinamento è cominciato l’11 maggio e ha seguito un principio di differenziazione territoriale: i singoli dipartimenti (cioè degli enti simili alle provincie italiane) sono stati contraddistinti da un colore: verde giallo rosso, in base alla gravità della situazione locale. Almeno in quella fase, ciò ha favorito una certa responsabilizzazione perché ciascun dipartimento ambiva a diventare rapidamente verde, ossia quello con minori restrizioni.

Altra caratteristica è stata la riapertura progressiva delle scuole, che poi non sono state chiuse (almeno le materne e le elementari) durante il secondo confinamento, quello dell’autunno. Durante la seconda ondata, però, qualcosa non ha funzionato a dovere, perché sebbene si sia optato anche in questa occasione per una differenziazione territoriale – stavolta tra zone arancioni, rosse e scarlatto – l’aggravamento della situazione è stato molto più veloce, per cui in pochi giorni si è passati ad un secondo pieno confinamento nazionale, anche se più leggero rispetto al precedente. Questo è partito il 14 ottobre, quando il presidente Macron ha annunciato il coprifuoco notturno in 8 metropoli del Paese, per 4-6 settimane, al fine di limitare la progressione del virus, ma non è stato sufficiente, per cui poi il 29 ottobre tutto il Paese è passato ad un confinamento simile a quello della prima ondata.

Nel discorso presidenziale di metà ottobre è stata particolarmente forte l’ultima frase di Macron: “Il virus sarà presente fino alla prossima estate. Possiamo sperare di farcela se siamo lucidi, collettivi e uniti. Reimpariamo a essere una nazione che supera la crisi sanitaria grazie a solidarietà e unità. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, ne usciamo solo insieme”.

La situazione sanitaria al 24 dicembre 2020 era la seguente:
Casi positivi al coronavirus dall’inizio della crisi sanitaria: 2.505.875
Decessi: 61.978
Guarigioni: 187.272
Pazienti attualmente ospedalizzati: 24.884
Pazienti attualmente in terapia intensiva: 2.710 (0,1%)
Focolai attualmente sotto osservazione: 2.865 (di cui 1.226 nelle case di riposo)
Il giorno precedente si sono registrati 14.929 nuovi casi positivi in tutta la Francia e 276 decessi.

 

Francia 2020 – Crisi sanitaria: Apollon Masque (ph Mairie de Nice)