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Cerimonia con le stelle
Il palazzo dell’Elysée si è trasformato, per una sola notte, in un tempio della haute couture. Venerdì 2 ottobre, in piena Fashion Week di Parigi, il presidente Emmanuel Macron ha consegnato l’onorificenza di cavaliere della Legione d’Onore a Nicolas Ghesquière, direttore creativo della linea femminile di Louis Vuitton, celebrando oltre trent’anni di una carriera stellare. Alla cerimonia erano presenti Brigitte Macron, grande estimatrice dei capi firmati, e un concerto di icone del cinema e della moda: Catherine Deneuve, Charlotte Gainsbourg, Marina Foïs, Léa Seydoux e la statunitense Jennifer Connelly, oltre alla famiglia Arnault, Anna Wintour, Phoebe Philo e gli artigiani degli atelier. Emmanuel Macron ha aperto il discorso con ironia, ricordando le improbable “cuciture” che la moglie ha riservato al designer, per poi dipingere il percorso di Ghesquière con toni poetici, paragonandolo alla leggenda di Louis Vuitton, giovane del Giura che ha trasformato Parigi in un sogno di eleganza.
Il ruolo di Brigitte Macron nella moda
La serata ha anche ribadito il legame stretto tra la prima donna e la maison francese. Da quando il mandato dei Macron è iniziato nel 2017, Brigitte ha indossato la firma Louis Vuitton in quasi tutti i viaggi istituzionali, divenendo così una ambasciatrice vivente del made in France. Il presidente ha sottolineato l’importanza di questa alleanza, descrivendo Brigitte come “un volto internazionale della creatività francese” e lodando la “fiducia assoluta” e la complicità che caratterizzano il suo rapporto con Ghesquière. Un omaggio che conferma come la moda continui a rappresentare una strategia di prestigio nazionale, unendo stile, identità e diplomazia sotto le luci scintillanti dell’Elysée.

Editoriale di Rachel – Quando la moda è più urgente del debito
Vi leggo ora il mio editoriale odierno.
Che meraviglia vedere l’Elysée trasformarsi in una passerella mentre il Paese si agita tra proteste studentesche e una troika di creditori pronti a bussare alla porta! È davvero uno spettacolo guardare Brigitte Macron accarezzare un sacco Louis Vuitton mentre, dall’altra parte della città, gli alunni incendiano i licei per chiedere più soldi per le loro mense. Vi siete mai chiesti chi governi davvero la Repubblica: i ministéri dei soldi o i redattori del Vogue?
Il presidente Emmanuel ha brevettato l’arte del discorso autoironico: “Mi fa divertire decorare un uomo che guarda mia moglie sotto tutte le cuciture”. E noi ci chiediamo se, dietro il suo sorriso, non ci sia una domanda più profonda: quando la moda diventerà la moneta d’escambio con i creditori internazionali, i creditori chiederanno una collezione di haute couture come garanzia? O forse il vero prezzo è la dignità di una nazione che si sforza di sembrare eleganti mentre il suo debito cresce a vista d’occhio.
E poi c’è la famiglia Arnault, Anna Wintour, le “piccole mani” degli atelier: consiglieri di Stato o semplici stilisti di una nuova “politica del glitter”? È più credibile credere che un sacco di Louis Vuitton possa riempire il vuoto di un bilancio rosso, ma la stampa francese sembra aver dimenticato questa semplice equazione: la moda non paga le bollette. Se i giornalisti continuano a celebrarne la bellezza, rischiano di tessere un velo di seta troppo spesso sul dramma sociale.
Domani forse una nuova legge: “Obbligo di indossare il rosso del debito” o, meglio ancora, “Sconto del 30 % sul saldo dei creditori se si partecipa al Fashion Week”. Invece, mentre i ragazzi lanciano fuochi d’artificio di protesta, i media allestiscono una sfilata di “prime dame” con tacchi a spillo. Ironia della sorte? Forse la vera sfilata è quella dei valori democratici, ormai scomparsi dietro le luci dell’Elysée.
Koan del giorno
Monaco: Maestro, se un Paese può celebrare una sfilata di moda mentre i suoi giovani bruciano scuole, quale dice il vero vestito della nazione?
Maestro: Il vero vestito è quello di corda, intrecciato di speranze e debiti; se lo indossi con dignità, anche le fiamme non lo strapperanno.
Monaco: E se la corda si logora, è meglio rifarla con seta o con ferro?
Maestro: Ricorda, la seta non resiste al fuoco, il ferro non si piega al vento; la saggezza sta nel cucire una camicia che non vuole né l’uno né l’altro, ma semplicemente… non esiste.
Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.
