Conoscete la tradizione dei tredici desserts provenzali di Natale? Forse vi è capitato di vedere nei supermercati francesi, a fine anno, delle confezioni comprendenti diverse varietà di frutta secca e torroni… Ebbene, non sono ingredienti di stagione scelti a caso, ma rispondono a una tradizione precisa e abbastanza antica. Scopriamola insieme!
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La storia dei tredici dessert
Ogni regione, si sa ha le proprie tradizioni natalizie. In Provenza a Natale vengono serviti da secoli i tredici dessert. Le origini risalgono al XVII secolo. A quell’epoca, i numerosi piatti dolci sulla tavola erano segno di abbondanza. La prima menzione dei tredici dessert compare in realtà solo nel 1925. In un numero speciale di Natale del giornale La Pignato, uno scrittore di Aubagne, il dottor Joseph Falle disse: “Ecco un sacco di dolci, i tredici dolci: ce ne vogliono tredici, sì tredici, non uno di più, non uno di meno”. È nel corso del XX secolo che il numero è stato poi associato all’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Cristo con i suoi dodici apostoli.
Il rituale della vigilia
Oggi in Francia la bûche de Noël, il tronchetto di Natale, ha sostituito i tredici dessert della vigilia, ma questa usanza gastronomica sopravvive in Provenza, dove molte famiglie cercano di tramandare questo rito. Il rituale prevede il consumo di un “pasto di magro” composto da sette portate, principalmente pesce e verdure in umido. Una volta terminato questo pasto di magro, si assiste alla messa di mezzanotte e in seguito si può procedere alla “grande cena”, che consiste in un’oca arrosto e nei famosi tredici dolci. Questi devono rimanere sulla tavola per tre giorni (briciole comprese che si dice verranno mangiate dagli spiriti) e tutti gli ospiti devono assaggiarne almeno un po’ di ciascuno.

Quali sono i tredici dessert?
In cima alla lista ci sono i pachichòis, un altro nome per i quattro “mendicanti” (fichi, mandorle, noci e uva sultanina) con cui si prepara il torrone dei poveri o torrone dei cappuccini. Seguono nocciole, pistacchi, datteri, mele, pere, arance e melone. L’elenco di questi tredici dessert varia da città a città in Provenza. Ma c’è una base comune: i quattro mendiants, i due torroni e la pompe à l’huile. Si possono trovare anche le mele cotogne o la pasta di frutta, i calissons e il cioccolato.
Il significato religioso
Tradizionalmente i quattro mendiants vengono associati agli ordini monastici.
Il colore grigio dei fichi secchi simboleggia l’ordine francescano, l’uva sultanina rappresenta i Domenicani, le mandorle i Carmelitani e le noci o le nocciole gli Agostiniani.
La frutta fresca, tradizionalmente conservata nelle cantine e nelle soffitte a partire da settembre, è stata gradualmente affiancata da frutta esotica proveniente dalle ex colonie. Troviamo quindi l’uva, conservata dalla vendemmia autunnale fino a Natale e il melone, che si conserva bene a fine stagione. Le arance, che rappresentano la ricchezza, sono state gradualmente sostituite dai mandarini, i datteri sono un simbolo di Cristo che viene dall’Oriente cui si aggiunge poi un frutto esotico: kiwi, ananas o mango.

Pasticceria e dolciumi
Tra i dolci di pasticceria non può mancare la pompe à huile, un dolce aromatizzato ai fiori d’arancio. Tradizionalmente, è la pietanza portata dal Pistacchiere (personaggio tipico del presepe provenzale). Secondo la tradizione dovrebbe essere spezzata come Cristo spezzò il pane, e non tagliata, pena l’andare in rovina l’anno successivo! Rappresenta un momento di condivisione. Ci sono poi i vari torroni: bianco con nocciole, pinoli e pistacchi, rosso con rosa e pistacchi e nero con miele fuso cotto con le mandorle.
Seguite l’Agenda di Radio Nizza per scoprire gli eventi in cui potrete degustare i tredici dessert!

