A concludere quest’ultimo episodio dedicato all’autore francese Victor Hugo, c’è il romanzo “L’uomo che ride”. Quest’opera rappresenta una sintesi dei temi più cari all’autore, come l’ingiustizia sociale, il destino e la condizione umana, arricchiti da nuove riflessioni sulla natura dell’apparenza e sull’identità.
L’amore vero
Premetto che si tratta di una trama alquanto riduttiva ma sufficiente per comprendere la trama del romanzo.
Nel gennaio del 1690, un bambino di dieci anni viene deturpato in volto e poi abbandonato sulla costa inglese vicino a Portland. Gli uomini che lo lasciano, consapevoli del proprio destino, salpano nonostante la tempesta e naufragano. Il bambino, sconvolto, durante il suo cammino, trova per caso una donna morta nella neve con una neonata viva tra le braccia. La prende con sé e si imbatte nella casa su ruote di Ursus, un vagabondo che li accoglie con il suo lupo Homo.
Quindici anni dopo, il bambino è un uomo di 25 anni, Gwynplaine, con un volto deformato in un ghigno perenne. Vive con Dea, la trovatella cieca ormai di 16 anni, e Ursus, esibendosi in spettacoli itineranti. A Londra, in uno di questi spettacoli, la duchessa Josiane s’innamora di Gwynplaine. Poco dopo un funzionario lo arresta e lo conduce in carcere da un uomo morente che confessa di averlo sfregiato da bambino. Una pergamena rivela infatti che Gwynplaine è Fermain Clancharlie, figlio legittimo di un nobile fedeLE alla Repubblica di Cromwell, rapito e sfigurato per ordine di Giacomo II. Gwynplaine diventa quindi Lord e promesso sposo di Josiane.
Il giorno seguente, Gwynplaine si presenta alla Camera dei Lord per l’investitura ufficiale. Durante il suo discorso, critica duramente l’aristocrazia per la sua indifferenza verso la sofferenza del popolo, ma viene deriso dai presenti. Sentendosi fuori posto, decide di tornare da Ursus e Dea, senza sapere che sono stati espulsi dall’Inghilterra e stanno partendo per il continente. Non trovandoli, vaga disperato per Londra finché, guidato dal lupo Homo, li ritrova sulla nave in partenza. Riesce a riabbracciarli, ma Dea, ormai molto debole, muore poco dopo. Distrutto dal dolore, Gwynplaine si getta nelle acque della Manica.

Gwynplaine prononçant son discours à la Chambre des Lords (dessin de Rochegrosse, maison de Victor Hugo, vers 1886).
Gwynplaine e Dea, uniti dall’imperfezione
L’aspetto sentimentale è centrale, il legame tra Gwynplaine e Dea è inevitabile e destinato a compiersi, uniti dalle loro imperfezioni. A contrasto con questo sentimento “puro” vi è Josiane, che incarna piuttosto un amore carnale e aristocratico, effimero e superficiale. Tuttavia, il destino dell’amore tra Gwynplaine e Dea è segnato dalla tragedia che può solo nell’oscurità trovare una forma di compimento.
La struttura narrativa
La struttura narrativa di questo romanzo si fonda su un espediente classico: l’agnizione, ovvero la rivelazione della vera identità di un personaggio. Tuttavia, Hugó lo utilizza in modo originale, Gwynplaine scopre difatti la sua vera identità, ma rimane prigioniero della maschera che è diventata parte integrante del suo essere. Diversamente dall’eroe classico che trova una risoluzione al proprio conflitto, l’eroe moderno, come Gwynplaine, resta intrappolato in una condizione senza colpa né via di fuga. Il dramma è rafforzato dai contrasti che caratterizzano la scrittura romantica di Hugó: la bruttezza esteriore di Gwynplaine contro la sua bellezza d’animo, la sua deformità contro la grazia di Dea, la purezza di Dea contro la sensualità di Josiane. Queste opposizioni incarnano la dialettica tra il grottesco e il sublime, marchio distintivo del romanticismo, e amplificano il senso di tragedia e inevitabilità che permea il romanzo.
Gwynplaine, l’uomo che è in tutti noi
Indossiamo maschere per affrontare la realtà che ci circonda, e spesso ridere dell’assurdità della vita diventa l’unico mezzo per proteggersi dalla sofferenza psicologica che essa ci impone. Gwynplaine, è difatti pienamente consapevole della sua deformità, non solo nel corpo, ma anche nella sua identità. Sa chi è, e comprende perfettamente come gli altri lo percepiscano, come lo giudichino e lo trattino. Questa consapevolezza della sua condizione lo pone di fronte alla dura realtà della sua esistenza, dove il riso, pur essendo una difesa, diventa anche una maschera che celano le sue sofferenze più profonde. Questo lascia una riflessione, e ci fa comprendere come il suo non è un personaggio così distante ma in realtà siede in tutti noi.

Gwynplaine (illustration anonyme, sans date).
Dea e l’autenticità dei suoi sentimenti
La purezza di Dea si manifesta nel suo amore incondizionato, un amore che va ben oltre le apparenze superficiali e che non si limita a guardare ciò che è visibile agli occhi. Il suo sentimento si rivolge direttamente all’anima di Gwynplaine, percependo la sua essenza più profonda, quella che trascende la deformità fisica e ogni giudizio esteriore. Dea ama senza pregiudizi, senza essere influenzata dalle cicatrici che segnano il corpo del giovane, riconoscendo in lui una bellezza interiore che solo chi guarda al cuore è in grado di comprendere. Il suo amore non è condizionato dalle imperfezioni esteriori, ma è radicato nella sincerità e nell’autenticità dei sentimenti, riuscendo a vedere la verità dell’anima che gli altri, accecati dalle apparenze, non possono cogliere.
Il mare come simbolo della condizione umana
Nel romanzo L’uomo che ride, il mare assume un significato simbolico profondo, riflettendo temi di conflitto interiore, destino e fatalità. Esso non è solo un elemento naturale, ma diventa una forza primordiale che segna l’inizio e la fine della vicenda di Gwynplaine, nonché un luogo in cui si rivela la sua vera identità.
Per Hugo, esiliato a Guernesey durante la dittatura di Napoleone III, il mare è anche un simbolo della sua condizione personale: un luogo che lo affascina e lo spaventa, ma che riflette anche il suo conflitto esistenziale. In questo contesto, il mare simboleggia l’esperienza del distacco, dell’esilio e della solitudine, ma è anche un riflesso della condizione umana, in cui la lotta interiore e le sfide del destino sembrano inevitabili.

Dipinto di Victor Hugo. Tra le altre cose, egli era anche un poeta
Morale
La morale di questo romanzo riguarda disumanizzazione e l’importanza di cercare un significato profondo oltre le superfici. Gwynplaine, visto come un mostro, è in realtà vittima della crudeltà sociale, con il suo sorriso forzato che simboleggia il dolore nascosto di molti esseri umani, costretti a mascherare la loro sofferenza. Il romanzo riflette quindi sulla lotta tra l’individuo e le forze sociali, sull’incomprensione e sulla ricerca di autenticità in una società che privilegia le apparenze.
On Air
Koly tra le righe, in onda su Radio Nizza durante il week end alle ore 10.30, 17.30 e 21.30.
Su Centrale Milano, in onde medie sui 1575 kHz tutti i mercoledì alle 12:15 e i giovedì alle 0:30 e alle 17:30
